Il cinema si raccomanda al Papa. Anche Leone XIV contro i tagli del governo e l’algoritmo

I titoli scelgono la sintesi per definizione. Ma in questo caso la forzatura non è così provocatoria: è stato il Papa stesso, durante l’incontro giubilare con il mondo del cinema – avvenuto il 15 novembre in Vaticano -, a lanciare l’allarme e ad appellarsi alle istituzioni affinché cooperino per affermare «il valore sociale e culturale» di un’attività «in pericolo». Una carezza e, insieme, un monito: «Il cinema è un’arte giovane, sognatrice e un po’ irrequieta, ma capace di mettere in movimento la speranza».
Complice ancora una volta il Giubileo, Leone XIV ha scelto di incontrare registi, attori e maestranze da tutto il mondo proprio nel momento in cui il settore vive inquietudini profonde, tra sale svuotate e tagli alla cultura previsti dalla manovra. Nell’Aula Paolo VI, davanti a circa centosessanta professionisti — tra cui Clate Blanchet, Giuseppe Tornatore, Spike Lee, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Monica Bellucci, Viggo Mortensen, Emir Kusturica e ancora Cristian De Sica, Enrico Vanzina, Ricky Tognazzi, Stefania Sandrelli, Gianni Amelio e molti altri — il Papa ha parlato con un tono che gli stessi artisti hanno definito «partecipe» e «informato».
Le sale vivono una preoccupante erosione
«Le sale cinematografiche vivono una preoccupante erosione che le sta sottraendo a città e quartieri», ha detto il Pontefice. «Strutture culturali come cinema e teatri sono cuori pulsanti dei nostri territori: contribuiscono alla loro umanizzazione. Se una città è viva, è anche grazie ai suoi spazi culturali. Dobbiamo abitarli, costruire relazioni giorno dopo giorno».
Poi l’appello: «Invito le istituzioni a non rassegnarsi e a cooperare per affermare il valore sociale e culturale di questa attività». Parole che suonano come una risposta indiretta alla polemica sulle riduzioni del Fondo per il cinema e l’audiovisivo, che nel 2026 scenderebbe a 550 milioni. Una scelta contestata dalle associazioni di categoria e resa ancora più amara dopo la pubblicazione della mail in cui il ministro della Cultura Alessandro Giuli proponeva tagli ben oltre quelli poi inseriti nella manovra.
L’algoritmo non può piegarci
Il Papa ha toccato anche un punto cruciale dell’attuale ecosistema audiovisivo: «La logica dell’algoritmo tende a ripetere ciò che funziona, ma l’arte apre a ciò che è possibile. Difendete la lentezza, quando serve; il silenzio, quando parla; la differenza, quando provoca». E ancora: «Il cinema, quando è autentico, non consola soltanto: interpella. Chiama per nome le domande che abitano in noi e, talvolta, anche le lacrime che non sapevamo di dover esprimere».
Un messaggio che, nel clima politico attuale, suona come una critica neanche troppo velata a una visione produttivista che premia solo ciò che è immediatamente monetizzabile. E che mette ulteriormente a disagio un governo accusato dal settore di “demolire una filiera industriale” che dà lavoro a decine di migliaia di persone.
Il cinema come laboratorio della speranza
«Il cinema è un laboratorio della speranza», ha detto Leone XIV, «un luogo dove l’uomo può tornare a guardare sé stesso e il proprio destino». Ma il Papa non si è fermato all’immagine poetica: ha insistito sulla natura profondamente comunitaria del lavoro cinematografico.
Ha elencato uno per uno — quasi con gratitudine — i mestieri che tengono in piedi una produzione: assistenti, runner, trovarobe, elettricisti, fonici, attrezzisti, truccatori, parrucchieri, costumisti, location manager, casting director, direttori della fotografia e delle musiche, sceneggiatori, montatori, addetti agli effetti, produttori. «Spero di non lasciare fuori nessuno — ha detto sorridendo — ma sono tanti! Ogni voce, ogni gesto, ogni competenza contribuisce a un’opera che può esistere solo nell’insieme».
Un settore che chiede ascolto
Le parole del Papa hanno colpito profondamente artisti e maestranze. «Sembra che abbia una conoscenza diretta dei nostri problemi», ha commentato Francesca Archibugi. «Ha chiesto a cuore aperto alle istituzioni di aiutare il cinema». Maria Grazia Cucinotta ha sottolineato «l’attenzione per chi lavora senza essere visto». Roberto Andò ha parlato di «uno spettatore appassionato» che ha ricordato alla politica che «l’algoritmo non può piegarci».
Intanto il conflitto istituzionale prosegue: il governo difende i tagli, l’opposizione ne chiede il ritiro, le associazioni del settore denunciano una crisi produttiva e occupazionale senza precedenti. E rimane aperta la questione normativa: la legge Franceschini del 2016 stabiliva che il fondo non potesse scendere sotto i 700 milioni l’anno, soglia oggi a rischio.
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