Il progetto premio Pulitzer sulla schiavitù in America sarà una serie. Prodotta da Oprah

1619, è l’anno in cui la prima nave carica di schiavi approda nella colonia inglese della Virginia, ma è anche il titolo del progetto di ricerca storica sul razzismo negli Stati Uniti che il New York Times Magazine ha pubblicato nel 2019, in occasione del quattrocentesimo anniversario di quello sbarco, curato da Nikole Hannah-Jones.

Ora quel progetto, già vincitore del Premio Pulitzer 2020, diventerà una serie, prodotta assieme allo stesso giornale e a Lionsgate da Oprah Winfrey, la conduttrice per eccellenza della televisione americana.

In Italia si è parlato molto poco di questo lavoro (ne ha però scritto in maniera approfondita Nicola Nosengo), utilissimo invece per comprendere a pieno anche l’attuale ondata di proteste antirazziste negli Stati Uniti. In patria ha fatto molto discutere, attirando su di sé numerose accuse di imprecisioni storiche.

D’altronde The 1619 project non si limita solo al racconto di fatti del passato, ma stabilisce l’approdo dei primi schiavi come il fondamento di un atteggiamento di razzismo sistemico che si protrae nei secoli e che rappresenta le fondamenta degli Stati Uniti contemporanei.

La mole del progetto è considerevole: saggi, fotografie, poesie, racconti, podcast. Tra le tante firme c’è anche quella di Barry Jenkins, regista di Moonlight e Se la strada potesse parlare. Ora si aggiungerà anche la serie e sarà interessante capire quale taglio le si conferirà, se esplicativo o basato su uno sviluppo narrativo.