In memoria di Gelsomina a Pesaro 55. Quando il cinema (e il teatro) è resistenza

Passato come evento speciale al Pesaro flmfest, “Gelsomina Verde” di Massimiliano Pacifico, dedicato alla memoria della ragazza napoletana torturata, uccisa e poi bruciata dalla camorra nel 2004, ma che mai ha ottenuto dallo Stato il riconoscimento di vittima della mafia. Una riflessione in forma teatrale – con Davide Iodice – in cui sfilano amici e traditori, testimoni e criminali, vittime e carnefici, uniti in quel miscuglio molto difficile da setacciare che è la vita delle periferie più degradate. Il film uscirà con la Pablo di Gianluca Arcopinto che è anche autore del soggetto (insieme al regista e Walter de Majo) e produttore creativo con Daniele Gaglianone …

 

Nelle poche foto che girano su internet Gelsomina Verde ha una faccia che non ti scordi. A Roma si dice da ‘mpunito, a Napoli cazzimma, è la faccia di chi ha poca confidenza con la paura.

Ventidue anni ancora da compiere un sorriso aperto, gli occhi scintillanti, faceva piccoli lavori domestici e nel tempo libero faceva anche la volontaria nel suo quartiere, aiutando i bambini a studiare. La camorra la uccide nel novembre del 2004 dopo averla torturata, sparandole tre colpi di pistola alla nuca, poi bruciano il cadavere e lo buttano nella sua 600: per ritardare il riconoscimento, nascondere le torture.

Da lei volevano il nome di uno che tre anni prima era uscito qualche volta con Gelsomina; li avevano visti in motorino, baciarsi e abbracciarsi. Poi lui aveva scelto di andare con gli scissionisti.

Da anni non si vedevano più, forse Gelsomina – o Mina come la chiamavano tutti – non sapeva davvero l’indirizzo del nascondiglio, forse ha capito che parlare non sarebbe servito a fermare i suoi carnefici, ma solo a offrire nuove vittime a quel vampiro che è la camorra.

È uno dei delitti della prima faida di camorra a Nord della città, che sollevarono più indignazione. E forse non è un caso se buona parte di quelli che vi ebbero a che fare oggi sono pentiti.

Nel nome di Gelsomina sono nate associazioni (il collettivo Mina, con i suoi laboratori di cinema che firma lo sviluppo editoriale del film), di lei parla Saviano in Gomorra e anche la serie tv gli ha dedicato un episodio. Il film, Gelsomina Verde, in programma come evento speciale a Pesaro 55 (regia di Massimiliano Pacifico, anche autore del soggetto insieme a Walter de Majo e Ganluca Arcopinto, a sua volta produttore creativo con Daniele Gaglianone) non è un semplice riepilogo di una storia di ordinario orrore camorrista, ma una riflessione in forma teatrale.

Ad essere ripreso in una villa di Polverigi è il lavoro fortemente voluto dal regista Davide Iodice che insieme a cinque attori per due settimane darà vita a tutte le contraddizioni e le trappole di cui è costellata la breve vita e la vicenda di Gelsomina.

Accompagnati dalla passione di Francesco Verde, il fratello di Gelsomina, anche lui attore, sfilano amici e traditori, testimoni e criminali, vittime e carnefici, uniti in quel miscuglio molto difficile da setacciare che è la vita delle periferie più degradate. Su tutte le ombre della storia di Gelsominia si interrogano e si dividono gli attori, ripresi in scena e anche fuori.

Gelsomina, interpretata da Maddalena Stornaiolo, non ha mai ottenuto dallo Stato il riconoscimento di vittima della mafia. Forse paga per un lontano cugino del padre, legato alla criminalità organizzata, o perché la sua famiglia sfiancata dal dolore e dall’attesa di giustizia ha accettato un risarcimento dal presunto mandante; o forse anche per i giudici, come per i camorristi, quei baci e quegli abbracci di Gelsomina con un ragazzo sulla cattiva strada, sono un colpa da espiare in modo esemplare.