“Jane Austen appassionatamente!”. Ritratto di scrittrice tra film e serie tv nel doc di Arte

Tra le tante occasioni celebrative dell’anniversario dei 250 anni dalla nascita della scrittrice inglese di “Orgoglio e pregiudizio”, segnaliamo il documentario “Jane Austen. Letteratura, appassionatamente!” di André Schäfer in onda su Arte. Con gli interventi di storici, archivisti, scrittori e lettori imparziali, il doc ripercorre la storia e la produzione artistica della pioniera del romanzo al femminile, alla cui opere si sono ispirati cinema e tv. Aspettando “Miss Austen” la nuova serie BBC dall’omonio romanzo di Gill Hornby …

Scrittrice indiscutibilmente romantica e simbolo di emancipazione femminile ma anche genio dell’ironia: questi gli aspetti principali messi in luce dal documentario Jane Austen. Letteratura, appassionatamente! di André Schäfer, in onda per 55 minuti dal 14 dicembre, sulla rete culturale franco-tedesca Arte, in occasione del 250° anniversario della nascita dell’autrice inglese Jane Austen (Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 17 luglio 1817), fra le più note e amate di sempre e che ha venduto milioni di copie nel mondo intero.

Ragione e sentimento (1811), Orgoglio e pregiudizio (1813), Mansfield Park (1814), Emma (1815), Persuasione (postumo, 1817): in queste pietre miliari della letteratura mondiale lei, che non si sposò mai, veicolò le sue idee e i suoi sogni. Convivono le due anime della giovane donna, romantica sì, ma che propone un approccio pratico e razionale alla questione “matrimonio”. Colpisce il romanticismo dei suoi scritti e la scelta di non sposarsi, poiché “i benefici del matrimonio mostrano il loro fascino solo se analizzati dal punto di vista finanziario”.

Con gli interventi di storici, archivisti, scrittori e lettori imparziali, il doc ripercorre la storia di Jane Austen, dalla sua formazione in un ambiente vivace e stimolante nella casa ricolma di libri nell’ambiente della piccola gentry inglese – seconda figlia femmina con sei fratelli di un pastore anglicano di origini teutoniche – al suo rifiuto, appunto, di contrarre un matrimonio di convenienza, rivelando una donna decisamente in anticipo sulla sua epoca.

Vengono a inframmezzare le diverse testimonianze suggestivi spezzoni di adattamenti televisivi e cinematografici tratti dai testi dell’autrice più noti e amati e che iniziarono a invadere i palcoscenici nel 1940 con l’interpretazione delle maggiori star di Hollywood, fino al fenomeno della “Austenmania” degli anni ’90.

A partire da Orgoglio e pregiudizio – in seguito adattato una quindicina di volte – con protagonista Laurence Olivier diretto da Robert Z. Leonard, in cui Jane Austen indaga il tema del matrimonio in una comunità in veloce cambiamento negli anni della prima rivoluzione industriale.

Possiamo ammirare i set magistralmente allestiti in cui intere comunità rurali partecipano ai diversi set indossando abiti dell’epoca: così nella fortunata miniserie televisiva britannica del 1995 prodotta dalla BBC e diretta da Simon Langton, “un mix spiritoso di relazioni sociali e amorose, abilmente avvolte nelle ambizioni e nelle illusioni di una nobiltà di provincia” fino al Diario di Bridget Jones (2001) di Sharon Maguire, film romantico molto liberamente ispirato al celebre romanzo.

Attraverso il documentario percorriamo la campagna inglese, così come compare sullo sfondo delle opere di Jane Austen anche se lei vi fa pochissimi accenni, con le sue lussuose ville in cui quasi mai abitò, pur ambientandovi le sue opere. Trasportandoci indietro nel tempo ci appare così – fra gli altri – Chatwon Cottage, da due secoli meta di pellegrinaggi da tutto il mondo di appassionati e studiosi dove l’autrice, ospite del fratello Edward ormai benestante, ritrovando solidità e ispirazione dopo gli infelici anni trascorsi nell’odiata Bath, “centro termale dove si combinano matrimoni”, perfezionò i romanzi già scritti e ne redasse di nuovi per regalarci i suoi capolavori senza tempo.

E rivediamo Jane Austen autrice adolescente: iniziò a 11 anni a scrivere testi brevi, anche solo di due pagine, parodie, piccole scenette comiche, in cui si diverte a prendere in giro i testi scolastici. Parodistica appare anche la sua storia dell’Inghilterra, in cui si autodefinisce “una storica parziale e piena di pregiudizi” e gioca con una sorta di visione Stuart della storia, di prima degli Hannover. Descrivendo donne in cerca di fortuna, ubriacone, ladre, vagabonde, madri snaturate, fa già emergere un’osservazione dei personaggi acuta e perspicace.

Un altro omaggio speciale alla scrittrice fra le più amate di sempre dovrebbe arrivare a breve sulle piattaforme italiane ed europee: Miss Austen, la serie andata in onda nel maggio scorso negli Stati Uniti e che svela il mistero delle lettere di Jane e il suo mondo affascinante. Basata sull’omonimo romanzo bestseller di Gill Hornby (tradotto da Neri Pozza, 2020, 283 pp.) offre una prospettiva inedita sulla famiglia Austen, concentrandosi sulla figura della sorella maggiore Cassandra e sul controverso destino delle lettere private, e perdute, dell’autrice.

Al centro della narrazione vi è un enigma che ha alimentato discussioni tra studiosi e ammiratori di Jane Austen per secoli: perché Cassandra decise di bruciare gran parte delle lettere private di sua sorella dopo la sua morte? Cosa contenevano di così compromettente? La serie e il libro ci permettono di esplorare le intriganti dinamiche familiari degli Austen e, soprattutto, quelle tra sorelle. E di osservare come gli eventi del passato abbiano influenzato la decisione di Cassandra. Ancora oggi tutta da scoprire.


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