Giancarlo Giannini e Mirtha Ibarra. Volti e rivoluzioni dal Festival de l’Avana per riparare il cinema

Suggestioni, volti e film dalla 46a edizione del Festival del Nuevo Cine Latinoamericano appena concluso a L’Avana. Giancarlo Giannini nei panni di un vecchio generale italiano, eroe della Rivoluzione cubana in Baracoa di Luis Ernesto Doñas. La magnifica Mirtha Ibarra, in quelli di una maschera di sala, impegnata a salvare il cinema, materialmente e metaforicamente in “Neurotica Anonima” di Jorge Perugorría, ispirato alla sua omonima pièce. Perché non si tratta solo di salvare le sale, ma di preservare i luoghi della memoria collettiva e, con essi, la capacità delle comunità di narrarsi …

Nella 46a edizione del Festival del Nuevo Cine Latinoamericano, due opere hanno catturato per me l’essenza di un cinema in doppio movimento in avanti e indietro: da una parte Baracoa di Luis Ernesto Doñas, con il monumentale Giancarlo Giannini, dall’altra Neurotica Anonima di Jorge Perugorría, con la magnifica Mirtha Ibarra e le cubanissime colonne sonore originali, rispettivamente di Bárbara Llanes e di José Maria Vitier.

Entrambi i film rivelano come il cinema continui a esercitare, oggi più che mai, il suo potere di specchio collettivo. Come osservava il critico cubano Alejo Carpentier già nel 1952, lamentando il fatto che il pubblico non andasse più a «sognare con Greta Garbo» ma solo a «distrarsi con qualunque cosa», il cinema sembrava aver smarrito quel «potere di seduzione, un’irradiazione, un’“aura”» che i grandi del passato possedevano. I film in concorso al Festival dell’ Avana dimostrano che quell’aura può essere reinventata attraverso la consapevolezza, l’auto-analisi e la decostruzione.

In Baracoa, opera “epica” e road movie interiore, Giancarlo Giannini, archivio vivente del cinema internazionale, interpreta il personaggio di Felipe: un vecchio generale italiano, eroe della Rivoluzione cubana. Il ventaglio di palma, la vecchia sveglia sovietica, il samovar regalo di una spia del KGB, La madre di Gorkij in lingua originale sono tutti oggetti che costruiscono l’icona. Giannini compie una fusione tra la sua stessa leggenda attoriale e quella del personaggio, diventando così un monumento nazionale. Incarna, con la sua sola presenza, il conflitto centrale del film, quello tra la memoria e l’oblio, tra gli ideali rivoluzionari e le disillusioni del presente.

Il film segue il viaggio di Pepe (un figlio disilluso e pragmatico, interpretato dall’attore cubano Carlos Luis González, divo popolare a Cuba) e Jimmi (un medico drag queen, interpretato da Yadier Fernández). La figura di Jimmi rappresenta l’antidivo per eccellenza, la cui forza attoriale risiede proprio nella decostruzione di ogni mito di mascolinità tradizionale. Jimmi/Estrellita opera una destrutturazione radicale dell’iconicità stabilita per diventare invece un personaggio fluido e autocosciente. Non è più il volto idealizzato, ma il corpo che si fa politico ed esistenziale. Doñas e Yadier collaborano per smontare ogni trasformazione mitologica e per mostrare un’identità in divenire. La sua espressione più potente viene affidata alla voce di un altro personaggio, il poeta Jaquin Baquero, che nel film declama i versi ispirati a Estrellita. Una creazione artistica che nasce all’interno della finzione e la interpreta: “Guantanamera dei corpi / Intrecciati tra le palme /Vulcano di uccelli sulla pelle / Quando il cuore emerge / La ragione si spaventa”.

Neurotica Anonima, come rivelato dal regista Jorge Perugorría, nasce invece come “un vestito fatto su misura” per Mirtha Ibarra che adatta la sua omonima pièce. È l’incontro di due leggende dello schermo cubano che, in auto-analisi, decidono di smontare e ricucire insieme i meccanismi stessi che le hanno create. Mirtha Ibarra, protagonista assoluta e sceneggiatrice interpreta una professoressa di letteratura diventata maschera di un cinema (per salvarlo dal declino) che sogna di essere attrice.

In questo cortocircuito metacinematografico, la sua iconica immagine pubblica diventa il materiale della sua autobiografia. La sua performance, tra autoironia e vulnerabilità esposta trasforma il simbolo in un laboratorio creativo vivente e indaga le frustrazioni dell’artista nella Cuba contemporanea. Questa indagine si colloca esplicitamente in un progetto di resistenza culturale.

Il film stesso lo dichiara, citando il film Dolly Back di Juan Carlos Tabío, attraverso il personaggio interpretato dall’amatissimo attore cubano Mario Limonta, che afferma: “Noi non permetteremo la chiusura del cinema Cuba, perché noi siamo diversi, siamo diversi. Cercheremo che i cinema che sono stati chiusi per problemi tecnici o architettonici si riparino.” Queste parole, riecheggiate all’interno di Neurotica Anonima, travalicano la finzione per diventare un manifesto.

Non si tratta solo di salvare le sale di proiezione, ma di preservare i luoghi fisici della memoria collettiva e, con essi, la capacità di una comunità di narrarsi. È lo stesso spirito che animò l’opera dello storico cubano Eusebio Leal. Riparare ciò che è caduto in rovina, non per imbalsamare il passato, ma per renderlo di nuovo abitabile, vivo, funzionale alla vita e alla cultura del presente. La battuta di Mario Limonta trasforma così la frustrazione dell’artista in una missione collettiva.

L’arte, in questo orizzonte, non è lusso o passatempo, ma un atto di manutenzione civica, un modo per “riparare i cinema” della storia, dell’identità e dell’immaginario, minacciati dall’oblio, dalla decadenza materiale e dalla disillusione. In questo senso, il “laboratorio creativo” di Mirtha Ibarra e la battuta sul cinema Cuba si illuminano a vicenda. Non si tratta di sognare con Mirtha Ibarra, ma di pensare attraverso di lei.

Il film stabilisce un continuo ed essenziale dialogo con la storia del cinema. Questo dialogo si fa linguaggio stesso dell’esplorazione filmica, attraverso un reticolo di citazioni che spazia da Fellini ai pilastri del cinema cubano. È un dialogo che presuppone un pubblico “colto”, capace di cogliere i «santi e segni del cinema». La dedica a Titón (Tomás Gutiérrez Alea) e a Juan Carlos Tabío, celebri per Fragola e cioccolato, dichiara esplicitamente questa filiazione artistica. Neurotica Anonima si configura così come la dimostrazione della potenza di una grande attrice, della sua capacità di mettersi in gioco, di svuotarsi per riempirsi di significati nuovi, diventando riflessione collettiva sul ruolo dell’arte e dell’artista. In questo senso, il film incarna alla perfezione il principio chapliniano dell’artista che non deve dare soluzioni, ma «porre i problemi». E il problema centrale è proprio la ricerca di un nuovo modello per l’attore dopo la fine del mito.

Il Festival del Nuevo Cine Latinoamericano mostra che il bisogno di volti iconici, oggi, non è scomparso, ma si è trasformato. In Baracoa Giancarlo Giannini, ma anche a Paula Alí e Carlos Pérez Peña, figure storiche della scena nazionale cubana, diventano pilastri di memoria, storia e identità collettiva: la pietra di paragone contro cui si misura il presente. In Neurotica Anonima la protagonista Mirtha Ibarra assume l’aspetto di un prisma, dove l’icona viene decostruita, messa in discussione e ricostruita con ironia e intelligenza critica.

Entrambi i personaggi si allontanano radicalmente dal modello hollywoodiano. Giannini e Ibarra sono attori-autori, la cui forza nasce proprio dalla loro adesione a progetti autoriali profondi.

Per comprendere appieno il terreno culturale in cui queste due opere affondano le radici, occorre evocare una terza, fondamentale icona, Cuba, fatta di colonne scrostate, intonaci cadenti, architetture maestose divorate dal tempo e dalla salsedine, materia prima spirituale. La metafora chiave per leggere sia Baracoa che Neurotica Anonima. 

Come suggerisce il finale di Baracoa, a volte le rivoluzioni più profonde, quelle personali, familiari e forse anche nazionali, non sono quelle che si combattono con le armi, ma quelle che si compiono scavando nel cuore, nella memoria e nelle relazioni umane più impreviste. Ed è lì, in quel viaggio intimo e allo stesso tempo epico, che il cinema ritrova il coraggio della messa a nudo e la profondità della riflessione condivisa.


Milena Fiore

Milena Fiore è responsabile dell'area tecnica della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD). E fa parte dell'Assemblea dei garanti. Opera come video editor e digital archive technician. Ha curato il montaggio di numerosi progetti a carattere storico, politico e sociale, oltre che di live performance. Si occupa anche di formazione e laboratori audiovisivi, in particolare con l'associazione CroMA. Attualmente sta lavorando al film "Shooting Revolution" di Monica Maurer.

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