La menzogna sociale in uno stupro. Il bestseller di Karine Tuil che ha ispirato “Le cose umane” alla Mostra

È appena arrivato in libreria per La nave di Teseo “Le cose umane”, bestseller della francese Karine Tuil (premiata alla Mostra col Kineo Arte e Letteratura) che ha ispirato “Les choses humaines” di Yan Attal passato fuori concorso a Venezia 78. Un ritratto senza orpelli del microcosmo parigino e dei mass-media, delle relazioni fra uomini e donne, dai danni e dell’ipocrisia della sessualità …

Sesso, violenza, deterioramento dei rapporti fra uomini e donne, potere e media, falsi pretesti nonché fragilità delle dinamiche familiari: questi gli argomenti al centro del romanzo della francese Karine Tuil (nata nel 1972) Le cose umane, appena pubblicato da La Nave di Teseo (352 pp., 19 euro), premiato alla Mostra di Venezia col Kineo Arte e Letteratura e da cui è tratto l’omonimo film di Yvan Attal, con protagonisti Charlotte Gainsbourg, Ben Attal e Suzanne Jouannet. Prodotto da Curiosa Films e presentato fuori concorso al Festival, arriverà nelle sale a novembre.

Fra le voci più seguite della narrativa francese contemporanea, l’autrice ha esordito nel 2000 con Pour le pire, in cui, in uno stile crudo e asciutto, ci fornisce una visione disincantata della vita coniugale che, attraverso una inaudita violenza, perviene a condurre alla follia devastatrice. In Vietato (tradotto da Volland nel 2006) ha inteso invece dipingere un affresco dei nostri tempi, la commedia umana di una società bugiarda che non pone limiti all’ambizione e alla smania di apparire.

Ora, Le cose umane, undicesimo romanzo di Karine Tuil, con già duecentocinquantamila copie vendute in Francia e in corso di pubblicazione in 12 lingue, e che le ha valso il Prix Goncourt des Lycéens nel 2019 e il Prix Interallié, è ispirato all’episodio della violenza esercitata su una giovane donna nel campus dell’Università di Stanford nel 2015.

Viene a proporre un intrigante scandalo sessuale che si svolge nell’ambiente della borghesia intellettuale francese, con un anno di anticipo sullo sconcertante caso di incesto narrato da Camille Kouchner in La famiglia grande (La Nave di Teseo) che ha per protagonista il politologo Olivier Duhamel, colpevole di avere violentato il figliastro adolescente: “mi ha colpito nel libro di Camille Kouchner il contrasto fra gli ideali sbandierati e la maniera in cui si vive la propria vita” spiega l’autrice: da figlia di immigrati, cita l’esempio dei politici che, pur esaltando gli aspetti positivi della scuola pubblica e della diversità sociale, iscrivono i figli alla scuola privata”.

Protagonista in questo caso è la famiglia Farel: al centro della storia Alexandre, poco più che ventenne, brillante studente di ingegneria nella prestigiosa università di Stanford, per l’appunto, e rampollo di Jean, noto giornalista che presenta da oltre trent’anni un seguitissimo programma politico in televisione e di Claire, intellettuale femminista molto più giovane del compagno: un perfetto idillio familiare, ma solo di facciata: Claire ama Adam, e Jean a sua volta frequenta da un paio di decenni la collega Françoise. Descritti come prototipi, i Farel appaiono più fenomeni sociologici che esseri in carne e ossa.

Fa nascere lo scandalo il perfetto Alexandre, “figlio modello”, accusato di avere abusato sessualmente di Mila, la figlia di Adam, mettendo in moto la macchina giudiziaria e provocando la caduta mediatica dei Farel.

Nelle pagine centrali del libro Karine Tuil esplora la cultura della violenza, del consenso e della “zona grigia”, ovvero della parola di Mila contro quella di Alexandre. Violenza dell’udienza giudiziaria e tweet vendicativi dell’opinione pubblica fanno sì che nessuno dei due giovani fornisca una versione attendibile dei fatti.

Un cataclisma mediatico e familiare, con un processo pubblico – descritto dettagliatamente dall’autrice, giurista di formazione – in cui emerge tutta la complessità dell’affaire – che si conclude con una condanna destinata a scatenare la furia dei cittadini e dei social media.

Dietro il castello di carte delle apparenze che crolla, viene a galla la menzogna sociale: Le cose umane traccia un ritratto senza orpelli del microcosmo parigino e dei mass-media, delle relazioni fra uomini e donne, dai danni e dell’ipocrisia della sessualità. Mentre sempre più utenti prendono parte al movimento di #MeToo, Claire scoprirà anche “la discrepanza fra i discorsi impegnati e le realtà dell’esistenza”.