La Lady D di Pablo Larrain ha perso la bussola

Passato in concorso “Spencer”, l’atteso film di Pablo Larrain sulla principessa Diana. DopoJackie il regista cileno sceglie un’ altra icona al femminile del ventesimo secolo ma non fa centro. Resta in superfice e ci manca, ancora una volta, il suo sguardo d’autore …

È la vigilia di Natale del 1991 quando Diana Spencer, moglie di Carlo, principe del Galles ed erede al trono di Inghilterra, si perde, anzi, perde la bussola.

Sola, alla guida della sua auto verso la residenza della famiglia reale dove è attesa dal consorte, dai figli, dalla regina e dall’intera corte, la principessa non riconosce le strade e la campagna intorno a Sandringham, il villaggio della contea di Norfolk in cui è nata e dove ha vissuto fino al matrimonio, una decina di anni prima. E insieme ai luoghi che appartengono alla sua storia, in quei giorni natalizi, Diana Spencer non riconosce neanche più sé stessa.

Su questo frammento della vita di lady D ferma la sua attenzione Pablo Larrain con Spencer, passato in concorso a Venezia 78 nella corsa al Leone.

Dopo Jackie nel 2016, su Jacqueline Kennedy, il regista cileno dedica il suo lavoro a un’ altra icona al femminile del ventesimo secolo e spende il suo indubbio talento per un’ indagine intima sulla vulnerabilità e sulla forza del personaggio, alla ricerca di elementi poco noti.

Un’ impresa complicata dall’impossibilità di aggiungere qualcosa all’infinito già detto e visto su Diana Spencer. Motivo per cui il compito che si da Larrain riesce solo parzialmente ed evidenzia i contorni di un ritratto possibile: non affonda nell’ennesima operazione agiografica, ma nemmeno approfondisce. Restando incerto anche nell’indangine dell’eterno conflitto tra i doveri di stato e le libertà personali con relativa affermazione del sè.

Troviamo però l’affanno di una donna giovane in estrema difficoltà, in oscillazione tra una lucida ribellione e le ossessioni nevrotiche e deliranti della depressione, che Kristen Stewart esprime al meglio, con il corpo e con gli sguardi.
Ma alla fine restiamo in attesa della poetica e dello sguardo personale cui Larrain ci ha abituati, qui quasi completamente assente.