Il nuovo Torino FilmFestival di Steve Della Casa. Un quarantenne giovane e ribelle


“Come i tre moschettieri venti anni dopo torno sul luogo del delitto”. Scherza davanti alla stampa, numerosissima, Steve Della Casa, tra i fondatori del Torino FIlmFestival (di cui è già stato direttore dal 1998 al 2002) che ritorna alla direzione di questa 40a edizione (dal 25 novembre al 3 dicembre) dando il cambio a Stefano Francia di Celle che ha curato le ultime due edizioni nel pieno della pandemia. E aggiunge: “Oggi siamo comunque in guerra, dove non ci sono buoni o cattivi ma solo vittime. Il festival deve essere una creatura viva che registra ciò che avviene intorno a sé”.

Una kermesse legata alla realtà quindi ma allo stesso tempo “una festa, così come Gianni Rondolino (che con Ansano Giannarelli ne ha diretto la prima edizione) voleva questo festival, il primo in una metropoli italiana, ricca di giovani e movimento”, ciò significa – continua Della Casa – “viverne i festeggiamenti con intelligenza, cogliendo le sollecitazioni che il cinema può dare per renderci migliori”.

Un festival, dunque, che vuole divertire e che vuole esser al tempo stesso simbolo di ripartenza. E che chiama sul palco uno dei volti più ribelli del cinema: Malcolm McDowell (protagonista del cult di Kubrick Arancia meccanica nel suo cinquantennale), a cui sarà dedicato un omaggio (con master class condotta da David Grico) a riconoscimento dello straordinario apporto al cinema d’autore, popolare e al mondo della serialità televisiva.

Sotto i riflettori, poi, il cinema americano western degli anni Cinquanta grande passione del neodirettore. “È l’ultima grande forma di epica della cultura contemporanea” ribadisce Steve Della Casa che mette in cartellone sei western classici, selezionati tra una ventina di inediti in Italia. E tra questi una vera chicca datata 1939 (3 anni più giovane di Freaks di Tod Browning) un musical in cui tutti i protagonisti sono nani: una riflessione su come sia cambiata la sensibilità, in un film di una “correttezza politica sorprendentemente autentica” afferma Della Casa.

L’inaugurazione (il 25 novembre) sarà al Teatro Regio e verrà diffusa anche in diretta streaming. Il leitmotiv sembra insomma un mix di tradizione e innovazione. E tra quest’ultime le collaborazioni con le università per portare pubblico giovane e un podcast che possa raccontare le diverse giornate del festival, in cui sono gli stessi ragazzi a raccontare il “loro” cinema. Inclusività e fruibilità per tutti, poi, attraverso abbonamenti scontatissimi.

Tra le riflessioni proposte agli addetti ai lavori, ancora, quella sul futuro delle sale che sarà protagonista di un convegno al festival. Ad introdurla è Il produttore Gaetano Renda che attraverso la freddezza dei numeri, fa il punto su quante siano le poltroncine rimaste vuote nei cinema italiani e non solo a causa del Covid. Una realtà sempre più nera anche in proporzione al successo delle piattaforme streaming, che tuttavia, non possono e non potranno mai reggere il confronto con quella che è l’esperienza di un film assaporato in sala. Due realtà agli antipodi che devono dunque trovare un modo di coesistere, puntando sulla loro complementarità piuttosto che sulla contrapposizione.


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