“La neutralità dell’artista è complicità”. Ezzaldeen Shalh, dal festival di Gaza, ringrazia Arundhati Roy per aver richiamato all’etica la Berlinale
“Non esiste la neutralità culturale”, anzi, si chiama complicità. “Gli artisti devono prendere posizione contro la violenza e l’oppressione”. Ezzaldeen Shalh, il direttore del Gaza International Festival For Women’s Cinema, sottolinea il suo apprezzamento per la scelta della scrittrice indiana Arundhati Roy che ha lasciato la Berlinale dopo le dichiarazionizione di Wim Wenders, presidente di giuria, contro “il cinema politico”, a proposito della condanna del genocidio a Gaza. Pubblichiamo l’intervento di Ezzaldeen Shalh, per gentile concessione di Cinéma Tunisien …

Ezzaldeen Shalh, il direttore del Gaza International Festival For Women’s Cinema, ha espresso il suo apprezzamento per la presa di posizione della scrittrice indiana Arundhati Roy che si è ritirata dalla Berlinale, definendo la sua decisione una scelta morale decisiva di fronte a una complicità culturale preoccupante e a un silenzio ingiustificato davanti a un crimine umanitario commesso sotto gli occhi del mondo intero.
Shalh ha dichiarato che il gesto della scrittrice mette a nudo l’ambiguità delle istituzioni culturali che pretendono di difendere la libertà di espressione, evitando al tempo stesso di condannare il genocidio a Gaza, sottolineando che l’arte non può essere separata dalla realtà politica quando sono in gioco la vita dei popoli e i loro diritti fondamentali.
La decisione di Arundhati Roy fa seguito alle dichiarazioni espresse da Wim Wenders, presidente della giuria della Berlinale, che ha rifiutato di commentare la situazione a Gaza. Roy era stata invitata a presentare il suo film In Which Annie Give It Those Ones. Tuttavia, prima di annunciare ufficialmente il suo boicottaggio del Festival, aveva affermato che l’appello a separare l’arte dalla politica equivaleva a soffocare il dibattito su un crimine umanitario in corso, dichiarando nel suo comunicato che gli artisti hanno il dovere di assumere una posizione morale chiara in momenti storici come questo.
Shalh ha concluso affermando che il Gaza International Festival For Women’s Cinema si schiera apertamente al fianco degli artisti che difendono la giustizia, sostenendo che la Storia non perdonerà le istituzioni che scelgono il silenzio di fronte ai genocidi.
Shalh ha aggiunto che tentare di escludere la politica dallo spazio artistico non è una posizione neutrale, bensì una scelta a favore del potere dominante e un contributo diretto a condannare al silenzio le vittime, considerando che il mutismo dei grandi festival di fronte a crimini accertati rappresenta una deriva morale per la scena culturale internazionale.
Ha infine sottolineato che la posizione di Roy richiama il ruolo storico degli intellettuali nella lotta contro i regimi oppressivi e che il suo ritiro non è soltanto un gesto simbolico, ma un messaggio globale di protesta contro la normalizzazione e la giustificazione della violenza sotto il pretesto della neutralità culturale.
Shalh ha concluso affermando che il Gaza International Festival For Women’s Cinema si schiera senza esitazioni dalla parte degli artisti che difendono la giustizia, ritenendo che la Storia non perdonerà le istituzioni che scelgono il silenzio di fronte ai genocidi.
Fonte Cinéma Tunisien
14 Febbraio 2026
Wenders dimentica che il cinema è impegno. La scrittrice Arundhati Roy rinuncia alla Berlinale
Aveva iniziato bene, anche se un po' disneyanamente: «il cinema può cambiare il…
9 Febbraio 2019
Brecht ora è un film. Un’opera-mondo per la tv (tedesca) passata alla Berlinale
Presentato alla Berlinale come evento speciale "Brecht" di Heinrich Breloer,…



