La Palma è francese ma parla tamil. Italiani a bocca asciutta

“Dheepan” di Audiard sul podio di Cannes numero 68. Ignorati completamente Moretti, Sorrentino e Garrone. Un palmarès che premia i temi sociali e impegnati. Ma anche i film ispirati dalla letteratura…

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La Palma d’oro è francese ma parla tamil. Contro ogni previsione la giuria capitanata dai fratelli Coen incorona Dheepan di Jacques Audiard, dedicato al guerrigliero tamil emigrato a Parigi e diventato scrittore. L’Italia, invece, con i suoi tre film in gara, resta totalmente a bocca asciutta, nonostante l’entusiasmo dei francesi per Mia madre di Nanni Moretti. Il secondo riconoscimento, il Gran Prix, va allo straordinario esordio dell’ungherese Laszlo Nemes con Il figlio di Saul, anche questo ispirato da un testo letterario, ma molto particolare: Des voix sous la cendre, sconvolgente raccolta di testimonianze dei Sonderkommando di Auschwitz.

Miglior regista è il taiwanese Hou Hsiao-Hsien che nel suo The Assassin – favoritissimo dell ‘ultima ora – racconta un dramma ambientato nella Cina del IX secolo. Vincent Lindon, invece, vince la Palma come miglior attore per la sua straordinaria interpretazione in La loi du marche, film politico e durissimo di Stéphane Brizé che racconta il tunnel della precarietà a 50 anni. Tanti, infatti, ne ha Thierry con moglie e figlio disabile. Dopo 25 anni di lavoro in fabbrica viene licenziato: il padrone ha deciso di trasferire lo stabilimento dove la mano d’opera costa di meno per fare più profitto. Con Vincent Lindon nei panni del protagonista, il film è una durissima riflessione sul ricatto del lavoro ai tempi della crisi. Con stile documentaristico e attori presi dalla strada, seguiamo la via crucis del protagonista in cerca di un nuovo impiego. Dopo 20 mesi di colloqui l’offerta di lavoro arriva: addetto alla security in un supermercato. Thierry è pagato per tenere gli occhi ben aperti perché i furti si moltiplicano. Spesso si ritrova persino a svuotare le tasche di qualche pensionato che non ha neanche dieci euro per comprarsi il pranzo. La scena è sempre la stessa, penosa e imbarazzante. Ma quando una commessa del supermercato, colta in fragrante, si toglierà la vita, Thierry capirà che per un impiego non si può accettare qualunque cosa. Il film arriverà in Italia per Academy Two, non perdetelo.

Proseguendo nel palmares, un ex aequo per la miglior interpretazione femminile va a Emmanuelle Bercot per Mon roi della francese Maiwenn, sorta di diario “psicoanalitico” di una relazione di coppia, e alla giovane Rooney Mara per il magnifico Carol dal romanzo “scandalo” di Patricia Highsmith che sicuramente avrebbe meritato di più. Quantomeno per l’incantevole interpretazione di Cate Blanchett. Il greco Yorgos Lanthimos, già vincitore allo scorso festival di Venezia, si porta a casa il Premio della giuria per il metaforico e visionario The Lobster in cui si narra di un futuro prossimo in cui i single impenitenti sono trasformati in animali. Mentre la miglior sceneggiatura va al messicano Michel Franco per Chronic, in cui un meraviglioso Tim Roth veste i panni di un infermiere che accompagna alla morte i malati terminali. Un film magnifico che avrebbe meritato la Palma d’oro.