La scomparsa di Jerzy Stuhr. Il grande cinema (e teatro) polacco che parlava italiano


 

La sua ultima apparizione sul grande schermo era stata in Non morirò di fame (2023) di Umberto Spinazzola, un film sugli sprechi alimentari in cui interpretava il clochard Granata. E l’anno prima era stato il fidanzato anziano della figlia 27enne del protagonista de Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti.

Il grande attore e regista polacco Jerzy Stuhr è scomparso il 9 luglio all’età di 77 anni. Secondo i media polacchi, negli anni aveva sconfitto il cancro e aveva subito due infarti e un ictus. In Italia era conosciuto al grande pubblico per i suoi ruoli nei film di Nanni Moretti, con il quale aveva stretto una lunga amicizia.

Ne Il caimano (2006) aveva interpretato Jerzy Sturovsky, un produttore polacco. In Habemus Papam (2011) era stato il portavoce del papa, Marcin Raijski. La sua carriera, però, era cominciata negli anni ’70 in teatro. Cresciuto allo Stary di Cracovia, più avanti era stato rettore dell’Accademia teatrale della città per due mandati (1990-1996 e 2002-2008). Allievo di grandi registi come Andrzej Wajda e Jerzy Jarocki, Stuhr si era fatto conoscere in opere come Delitto e castigo e I Demoni di Dostoevskij.

L’approdo al cinema è stato con Krzysztof Kieślowski con cui ha collaborato fino alla morte di quest’ultimo, nel 1996. Insieme hanno lavorato a La cicatrice (1976), La tranquillità (1980), Il cineamatore (1979), Decalogo (1989) e Tre colori – Film Bianco (1994). E anche l’esperienza di Stuhr come regista è stata segnata dal rapporto con Kieślowski. Dopo aver diretto Spis cudzołożnic (1995), Storie d’amore (1997) e Sette giorni nella vita di un uomo (1999), Stuhr ha firmato la regia di una sceneggiatura inedita di Kieslowski, Il grande animale (2000), che il suo mentore gli aveva regalato.

Negli anni ’80, intanto, Stuhr era arrivato in Italia, dove aveva appreso la lingua e cominciato a recitare in teatro. Durante una presentazione di un suo film a Venezia era stato notato da Nanni Moretti. Da allora i due erano diventati grandi amici, complice la loro simile poetica cinematografica.

Nel corso della sua carriera Stuhr ha dimostrato di essere a suo agio tanto nei ruoli drammatici quanto in quelli comici. Al punto da reinventarsi anche come doppiatore, diventando la voce di Ciuchino nella versione polacca della serie animata Shrek.