Il giorno di Nanni sulla Croisette. Se “Il sol dell’avvenire” è una storia d’amore (e d’utopia)

Passato in concorso a Cannes “Il sol dell’avvenire” nuovo film di Nanni Moretti, già campione d’incassi al cinema (distribuito da 01). Una riflessione a tutto tondo sul contemporaneo, dall’arte alla militanza, passando dalla storia del PCI, i fatti di Ungheria del ’56 e i se che avrebbero potuto cambiare la storia nel segno dell’utopia. Insomma una storia d’amore tra riso, canzoni e commozione …

Un film sull’utopia e quindi una storia d’amore, che poi, nonostante tutto, anzi nonostante “oggi sia tutto diverso”, lascia comunque intravedere una possibilità. Magari anche cambiando la storia, perché chi l’ha detto che la storia non si fa con i se?

Ha proprio ragione Silvio Orlando a dire che per sapere come sta Moretti bisogna vedere i suoi film. Dopo la visione de Il sol dell’avvenire – in sala dallo scrorso aprile e passato a Cannes in concorso – siamo certi, infatti, che Nanni stia benissimo. E benissimo fa sentire, tra commozione e riso, questa sua nuova personalissima e politica (come il vecchio adagio) avventura cinematografica, da inserire sul percorso già tracciato da Palombella rossa, Aprile e La cosa e perché no Il caimano.

Caleidoscopico e scoppiettante, poetico e ironico, il film è pieno zeppo dei tic e delle ossessioni di un tempo che ritornano oggi a popolare la visione di un autore che, a quasi 70 anni (li compie il 19 agosto), ribadisce la sua grande libertà creativa, l’etica e la coerenza (“nella vita almeno due principi bisogna averli”) dicendo la sua in fatto di cinema, politica, arte e rappresentazione. In barba agli algoritmi dello streaming (esilarante l’incontro coi vertici Netflix), delle mode cinematografiche (lo splatter coreano soprattutto), delle “onde” come le chiama lui. Seppure lo vediamo muoversi nella notte a bordo del più moderno monopattino elettrico che ha sostituito la vecchia Vespa di Caro diario (regalata al museo del cinema di Torino).

E se Veltroni deve ricorrere a una botta in testa (quella subita dal protagonista del suo Quando) per fare “autocritica” sul PCI che fu (e di cui fu dirigente), il Nanni controcorrente congegna (con le sceneggiatrici Francesca Marciano, Federica Pontremli e Valia Santella) un racconto di tre storie in una, in cui il suo alter ego, il regista Giovanni (col suo volto, ovviamente) è uno e trino: gira un film ambientato nel 1956 durante i fatti d’Ungheria, scrive un film da Il nuotatore di Cheever e immagina un film con tante canzoni italiane (la sua passione del resto). Mentre il suo matrimonio con Paola (Margherita Buy), la produttrice, va in pezzi.

Quel film sul ’56, sulla drammatica repressione sovietica che tanto fa pensare all’invasione dell’Ucraina di oggi, Moretti lo voleva fare da tempo. Ed ora è un po’ il cuore rosso de Il sol dell’avvenire, con le sezioni del Pci ricostruite nei minimi dettagli da cui Nanni fa strappare i ritratti di Stalin. Con un Silvio Orlando, Ennio, giornalista de l’Unità che, fedelelissimo alla linea del partito, proprio non riesce a condannare la violenza del regime sovietico. Con quel circo venuto da Budapest proprio nel momento della repressione più dura. E Vera (Barbora Bobulova), sartina comunista e moglie di Ennio che non perde occasione di ricordare al regista che sta girando un film d’amore, schierandosi con tutta l’anima con i rivoluzionari ungheresi.

Ennio lo sa che il Partito sta sbagliando, ma pur di ammetterlo si ammazzerebbe. Letteralmente. La scena col cappio al soffitto è già pronta, mentre, irresistibile, Silvio Orlando confessa di aver sempre voluto interpretare un suicida. Ma è allora che arriva il se a cambiare la storia. Nanni radioso riscrive quella del PCI e i titoli de l’Unità: il partito abbandona l’URSS e condanna a caldo la tragica invasione dell’Ungheria. Per i Fori imperiali a Roma si riversa una fiumana di compagni festanti, bandiere rosse, circensi, elefanti. Scorrono attori e tecnici del Il sol dell’avvenire, amici e compagni di viaggio, compresi i tanti interpreti dei suoi tanti film, mentre Nanni sorridente al centro saluta con la mano.

“Da quel giorno il Partito comunista italiano si liberò dell’egemonia sovietica, realizzando in Italia l’utopia comunista di Karl Marx e Friedrich Engels, che ancora oggi ci rende tanto felici”, recita con ironia il cartello di chiusura. Mentre il sorriso diventa commozione pensando che quella con il se è stata la nostra storia. E che come indica Nanni, anche se oggi è tutto cambiato, è una storia (d’amore) da continuare.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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