Edgardo Mortara, da bimbo rapito a influencer per la chiesa. Ecco il libro che ha ispirato Bellocchio

Ecco il libro che ha in parte ispirato “Rapito”, il film di Marco Bellocchio in concorso a Cannes. È la ricerca compiuta da Daniele Scalise sul caso di Edgardo Mortara, il bambino ebreo strappato alla famiglia da Pio IX nel 1858. Da poco ripubblicato (per Longanesi) col titolo “Un posto sotto questo cielo”, in 11 capitoli racconta la storia dolorosa della famiglia Mortara, il momento storico, la dissociata vita adulta di Pio Edgardo che, senza mai rinnegarla, girerà il mondo raccontando la sua storia di conversione per far soldi per la Chiesa come fa oggi un influencer col suo pc o cellulare…

Che i bambini siano da sempre stati ottima merce lo sappiamo benissimo.
Usata per morbosi sollazzi dai pedofili, da predatori senza scrupoli, e in modo meno cruento dalla pubblicità, anche da quella che pretende di aiutarli.

Ritengo osceno che, per chiedere denaro per opere benefiche che li riguardano, i piccoli, denutriti o malati, vengano ritratti e sbattuti in primo piano in tv o cartelloni senza nessuna protezione o veli, che riservano invece, ridicolmente, ai paffuti e sani.

Ne fa “buon uso” di recente anche Putin che, dal suo trono in puro stile Casamonica, ha sguinzagliato i suoi sgherri non solo Wagner per estirpare, oltre al resto, da genitori “indegni” (i “nazisti” ucraini) i loro bimbi.
S’intende, solo per salvarli e trasformarli in futuro in domati russi.
Come richiede la gestione di un’accorta dittatura.

Di questo uso strumentale e non solo parla Daniele Scalise nel suo Il caso Mortara, libro da cui ha attinto in parte Bellocchio per Rapito, in concorso a Cannes, e non a caso riproposto quest’anno ad aprile dagli Oscar Mondadori e a maggio in forma di romanzo da Longanesi col titolo di Un posto sotto questo cielo.

Il settantenne Scalise, ex programmista Rai e, da scrittore, predisposto paladino contro ogni tipo di discriminazione razziale o sessuale, il suo esordio l’ha fatto con Cose dell’altro mondo. Viaggio nell’Italia gay (Zelig edizioni) nel 1996, lo stesso anno in cui completava il suo lavoro su Il caso Mortara (Mondadori 1997) dove racconta la storia del piccolo Edgardo rapito in casa a sei anni in via delle Lame a Bologna da guardie pontificie.

Strappato a forza a Marianna, la sua mamma sconvolta, ai numerosi e spaventati fratellini e sorelle e al padre Momolo Mortara, mercante ebreo che in vita sua aveva forse fatto un’unica imprudenza: assumere una servetta cattolica. Non siamo nel medioevo o tra i talebani, ma nel 1858 e per la Chiesa era cosa proibita.

Come se non bastasse, Anna Morisi detta Nina, analfabeta, giovane, godereccia e parecchio attiva coi giovanotti delle truppe austroungariche, dopo qualche incidente di percorso e documentati aborti, approfittando di una breve malattia del piccolo Edgardo, che a suo giudizio l’avrebbe portato alla morte, racconta in giro di averlo battezzato di nascosto per garantirgli almeno l’ingresso in paradiso. Iniziativa che di fatto garantirà poi a lei una vita tranquilla, un matrimonio che le renda l’onore gradevolmente perduto e una piccola dote.

Questo – risulta dai documenti – le aveva promesso il responsabile del Sant’Uffizio di Bologna, padre Pier Gaetano Feletti dell’ordine di San Domenico che la interroga per convalidare il fatto che permetterà alla Chiesa, in questo caso a Pio IX, di salvare il bambino da “grinfie” ebraiche familiari e trasformarlo in futuro in uno splendido esempio di conversione.

Utile merce, in epoca post napoleonica quando la restaurazione pontificia era per niente gradita, – spiega bene Scalise – per concimare a Bologna un potere papalino sull’orlo del tracollo.

Gian Maria Mastai Ferretti, piccolo aristocratico dal mal caduco nato a Senigallia nel 1792, era stato rapidamente eletto papa nel 1846, dopo soltanto 48 ore di conclave. E all’esordio Pio IX non era troppo dispiaciuto ai fermenti di forze liberali. Poi, con la fuga a Gaeta e la costituzione della Repubblica Romana, si era piazzato tra più odiati dall’Italia risorgimentale.

La storia del bambino ebreo rapito commuove intanto Europa e America. E in difesa degli evidenti diritti della sua famiglia interverranno inutilmente persone di tutto il mondo a cominciare dagli ebrei piemontesi “promotori della liberazione di Edgardo Mortara che nell’agosto del 1858 ad Alessandria lanciano un appello ai confratelli francesi e inglesi”.

Interverranno personaggi illustri: Napoleone III, Francesco Giuseppe, Cavour, Garibaldini e tanti altri. Ripeto, inutilmente. I tribunali dell’epoca, più veloci della luce, assolvono il 16 aprile 1860 padre Feletti imputato in questa causa iniziata solo quattro mesi prima: il 30-12 1859.

Il poco pio Pio IX si rilassa. Intanto cresce il suo “acquisto” che sradicato e coltivato al punto giusto dai Catecumeni stanziati in Roma Monti, diventerà padre Pio Edgardo, un giramondo ambizioso, inquieto, poliglotta, ipersensibile, irascibile.

Divisa in 11 capitoli la ricerca presenta la storia dolorosa della famiglia Mortara, il momento storico, la dissociata vita adulta di Pio Edgardo che, senza mai rinnegarla, girerà il mondo raccontando la sua storia di conversione per far soldi per la Chiesa come fa oggi un influencer col suo pc o cellulare.
Su di lui fiumi di interviste, pièces teatrali di successo, racconti e libri (anche Spielberg  progettava un film poi abbandonato).
Parte forte e fondamentale, in quello di Scalise, è inoltre la storia dell’escalation di antisemitismo europeo che avrebbe poi travolto presto l’Europa.
E certamente il forzato ingresso di Edgardo dai Catecumeni non è stato il solo.
È fornitissimo l’elenco e la storia in sintesi, che riporta l’autore, di creature, merce o simboli, finite in Roma Monti, in quel centro di “rieducazione” religiosa.

Spesso costretti lì per disperazione da genitori che al ghetto o altrove vivevano in totale miseria. Una pesante eredità anche della chiesa attuale.
“Sfuggita” forse a Giovanni XXIII nel 2000 che quel Pio IX l’ha beatificato.

Ultimo dettaglio in favore dello studio e impegno che Daniele Scalise ha messo in questa ricerca: la bibliografia citata in chiusura occupa 18 pagine e il libro, come già scritto, è stato pubblicato nel 1997.
Quattro anni prima che arrivasse San Wikipedia.


Marina Pertile

giornalista

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