Gli ultimi venti minuti di cinema di Godard. Un film (mai realizzato) dal romanzo di Charles Plisnier

Il festival di Cannes rende omaggio a Jean-Luc Godard con la proiezione dei suoi ultimi venti minuti di cinema. È “Drôles de guerres“, praticamente un quaderno di appunti, tra pittura e immagini, dedicato a quello che sarebbe dovuto essere il suo nuovo film. L’adattemento di ” Faux passeports” di Charles Plisnier, scrittore, poeta, tra i fondatori del partito comunista belga, dal quale fu espulso nel 1928 con l’accusa di trozkismo…

Venti minuti, più o meno, di immagini dipinte, scritte, rese collage con parole e musica. È l’ultimo “gesto di cinema” di Jean-Luc Godard presentato a Cannes nell’ambito di un “pacchetto omaggio” in memoria del grande padre della Nouvelle Vague che ha scelto di andarsene quasi un anno fa, il 13 settembre 2022.

Il festival ha quindi selezionato tre titoli per ricordarlo, tra cui spicca questo Drôles de guerres realizzato da Godard in persona, davvero nell’ultimo periodo, con l’aiuto del suo più stretto collaboratore Fabrice Aragno. “Jean-Luc diceva che quello che possiamo fare è essere dei servitori del cinema” ricorda dal palco della sala Debussy (“la più amata dai cinefili”, garantisce) “ed è quello che ho tentato di fare”, mettendosi al servizio di Monsieur le cinéma.

Passo passo Aragno ha seguito nel dettaglio ogni indicazione per realizzare questo film annonce du film qui n’existerà jamais, un promo di un film che non sarà mai realizzato. Dopo l’ultimo Le livre d’image, presentato ugualmente a Cannes 2018, Godard aveva deciso, infatti, dedicarsi all’adattamento di un testo simbolo, oltralpe, come Faux passeports di Charles Plisnier, scrittore, poeta, tra i fondatori del partito comunista belga, dal quale fu espulso nel 1928 con l’accusa di trozkismo.

Attraverso una serie di personaggi, ciascuno dei quali torturato, commosso, diviso dagli stessi ideali, Plisnier costruisce un affresco che va dalla Rivoluzione d’ottobre del 1917 agli anni Trenta, anticipando di fatto la distruzione di quel grande sogno collettivo. Al quale Godard, del resto, ha dedicato tanto del suo cinema.

Quindi una ripresa del discorso. Concentrandosi in particolare sul personaggio di Carlotta. La sceneggiatura sarebbe dovuta essere in sei capitoli. Il lavoro comincia. Il regista compone un libro di immagini, ancora una volta, fatto di collage, ritagli, pensieri. Poi il Covid ferma tutto. Ma non JLG che continua a lavorare su carta e poi sulla sua lavagnetta. Ne viene fuori una brochure di una cinquantina di pagine. Una per ogni inquadratura.

A Fabrice Aragno, dunque, il compito di montare il tutto con l’aggiunta delle immagini di repertorio, le musiche, il silenzio…. Come un quaderno di appunti, ipnotico, ironico, visionario come sempre, dal quale anche questa volta, stridente, risuona l’eco delle guerre.

A completare l’omaggio anche il documentario Godard par Godard di Florence Platarets in cui si ripercorre l’arte e la vita di Monsieur le cinéma. È lui stesso a raccontarsi, tra manifestazioni, festival (è a Venezia che riceve l’unico premio: il Leone d’oro per Prénom Carmen nell’83) e set. C’è anche quello magnifico de Il disprezzo a Capri, nell’ assolata villa Malaparte. Ma non c’è Alberto Moravia. Nessuno racconta che alla base del film del ’63 c’è l’omonimo romanzo del grande scrittore italiano, allora determinante anche sulla scena francese. Fortuna che dell’omaggio a Godard ha fatto parte anche la proiezione della versione restaurata del film. Qualcuno, almeno, l’avrà potuto scoprire dai titoli di coda.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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