Le relazioni pericolose meno celebri. Asia Argento è “Une vieille maîtresse” per Catherine Breillat su Arte

Riproposte cine-letterarie su Arte. È “Une vieille maîtresse” film del 2007 di Catherine Breillat dall’omonimo romanzo – inedito in italia – dello scrittore francese ottocentesco Jules Barbey d’Aurevilly. Ben meno noto dell’autore de “Le relazioni pericolose”, Pierre Choderlos de Laclos,  d’Aurevilly racconta in questo suo romanzo d’esordio la passione travolgente che lega, nonostante un matrimonio d’amore, un giovane dandy alla “vieille maîtresse” che, nel film della regista francese, ha il volto di Asia Argento …

Già il titolo annuncia lo spirito del film: Une vieille maîtresse (Una vecchia amante), ovvero una donna ormai “in età di passare la mano”, poiché ha già 36 anni! La protagonista, denominata “la Vellini” tout court è una cortigiana, sempre indicata solo con il cognome, il che la dice lunga sulla sua fama.

La interpreta un’impareggiabile e impetuosa Asia Argento, ammaliante e fascinosa, una femme fatale che non si riesce a lasciare, nonostante “sia bassa, magra, con la carnagione olivastra, enigmatica, un po’ esotica, dall’intelligenza mediocre, ma franca e onesta; nonché gitana…”, figlia di un torero e di una duchessa andalusa, a quanto pare.

In una delle prime scene compare a seno nudo, in una sgargiante vestaglia di colore oro, con il volto nascosto dietro un ventaglio, in una perfetta atmosfera orientale, tipica dell’erotismo settecentesco caro all’autore del testo omonimo: Jules Barbey d’Aurevilly, che con questo suo primo romanzo – nelle librerie nel 1851 – diede scandalo, attirandosi le accuse di immoralità.

Non intende rinunciare al suo antico – decennale! – ma giovanissimo amante, lo scapestrato dandy Ryno de Marigny, impersonato dal franco-marocchino Fu’ad Ait Aattou, “dalla bellezza folgorante, femminile senza essere effeminata; ho avuto un colpo di fulmine assoluto, quello che sognavo da sempre”, ha spiegato la francese Catherine Breillat (nata nel 1948), regista, sceneggiatrice, scrittrice e attrice da sempre impegnata nel racconto della sessualità femminile.

È lei ad aver adattato nel 2007 per il grande schermo questo romanzo ottocentesco di Barbey d’Aurevilly (1808 – 1889) – inedito in Italia – che si svolge nel 1835 ma “settecentesco” per l’ambientazione, che riprende quella del classico epistolare Le relazioni pericolose di Pierre Choderlos de Laclos del 1782, diventato emblema di cinismo e spregiudicatezza morale, della  decadenza libertina pre-rivoluzionaria. E che Stephen Frears ha ben messo in scena nel suo omonimo film del 1988, adattamento tra i tanti del testo di Laclos, ai cui protagonisti hanno offerto il volto per primi, Gérard Philipe e Jeanne Moreau, nella versione di Roger Vadim del 1959.  Une vieille maîtresse è ora disponibile sul canale culturale franco- tedesca Arte.

Quando Ryno si innamora della giovane, innocente, ricca e virtuosa Hermangarde – la bionda Roxana Mesquida – fanciulla della migliore aristocrazia e la sposa, deciso a rientrare nel gregge dei “buoni mariti benedetti dalla Santa Chiesa” e incensato dalla famiglia di proprietari terrieri da cui proveniva, la Viellini non intende lasciarlo andare.

Sarà la nonna di Hermangarde, la marchesa di Flers (Claude Sarraute) che nonostante abbia benedetto il matrimonio vorrà conoscere fino in fondo la relazione, “non amore ma una furia senza fine” che lega il protagonista Ryno, il promesso sposo della nipote, alla Vellini e di cui mormora tutta Parigi.

Eppure Barbey d’Aurevilly, l’autore del testo, era noto all’epoca per il suo moralismo, il fervente cattolicesimo e il conservatorismo; ciò non gli impedì una vita da dandy né di specializzarsi in un genere di storie misteriose che esaminavano le segrete spinte interiori e alludevano al male, sfiorando il soprannaturale.

Ryno rappresenta in qualche modo lo stesso d’Aurevilly: monarchico ma restio a ogni autorità, cattolico e sacrilego, reazionario e marginale, donnaiolo e mondano, dilapidatore di fortune in capi d’abbigliamento. Nei suoi scritti, come i Memoranda (apparsi in Italia a cura di Vito Sorbello, Nino Aragno Editore, 2022), si mescolano il rigore del moralista con il gusto della contraddizione e la ricerca di stupire il lettore.

Sul versante cinematografico, Breillat continua — con grande coerenza, le va riconosciuto — il suo viaggio attraverso le dinamiche con cui la sessualità si esprime, già esplorate in Romance e A mia sorella!, qui trasposte nel linguaggio aristocratico del 1835.

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