Leggendo il Diario di Anna Frank. Helen Mirren staffetta della memoria, in un doc

Sabato 23 gennaio in seconda serata su Rai1, “#Anne Frank. Vite parallele” doc di Sabina Fedeli e Anna Migotto che, a partire dal celebre “diario”, letto da Helen Mirren, ricostruisce gli orrori dell’Olocausto in una sorta di staffetta della memoria per le giovani generazioni. Una ricostruzione che dovrebbe ormai far parte della nostra memoria condivisa, ma che invece, mai come di questi tempi, deve fare i conti con ostinate rimozioni e pericolosi negazionismi…

Al cinema “solo” l’11-12-13 novembre, informa la locandina del film, #Anne Frank. Vite parallele, scritto e diretto da Sabina Fedeli e Anna Migotto, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partecipazione con RaiCinema e in collaborazione con Anne Frank Fonds di Basilea e il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, con il patrocinio dell’Unione della Comunità ebraiche d’Italia.

La breve apparizione nelle sale, ci auguriamo, non impedirà un’ampia diffusione di quest’opera nei circuiti cinematografici, televisivi, e – perché no – nelle scuole, anche alla luce dei rigurgiti di antisemitismo e di negazionismo a cui assistiamo con crescente sgomento.

Il docu-film ricostruisce i fatti narrati nel Diario di Anne Frank attraverso la lettura di alcuni brani del libro da parte della premio Oscar Helen Mirren, che aggiunge pathos – come solo un’attrice del suo livello è capace di fare – alle immagini di repertorio e alle testimonianze dei protagonisti, vero punto di forza di una ricostruzione che dovrebbe ormai far parte della nostra memoria condivisa ma che è sempre bene tramandare alle nuove generazioni per evitare il rischio di una rimozione anticipata.

La storia di Anne, che quest’anno avrebbe compiuto 90 anni, si intreccia con quella di cinque sopravvissute all’Olocausto, bambine e adolescenti come lei, con la stessa voglia di vivere: Arianna Szörenyi, Sarah Lichtsztejn-Montard, Helga Weiss e le sorelle Andra e Tatiana Bucci.

Del resto l’obiettivo delle due registe sceneggiatrici è proprio la rappresentazione di un simbolico passaggio di testimone tra le generazioni, o almeno questo è il significato implicito della seconda parte del titolo, Vite parallele.

La rappresentazione è affidata al viaggio di una giovane attrice – Martina Gatti, che non parla ma riporta i suoi pensieri sul cellulare – nei luoghi di Anne Frank fino alla meta finale, la casa-museo di Amsterdam dove la ragazzina ebrea tedesca, col sogno di diventare scrittrice visse nascosta con tutta la sua famiglia, fino alla deportazione e alla successiva morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.

La scena finale in cui Helen Mirren esce dalla casa di Anne Frank mentre la giovane Martina vi fa il suo ingresso dovrebbe così rassicurarci sulla continuità di una memoria e di una vicenda che – come dice uno degli intervistati – è diventata quasi un’icona delle persecuzioni antiebraiche e della lotta al nazifascismo, anche quando viene utilizzata all’inverso per gettare fango sull’avversario politico o sui tifosi di un’altra squadra (molti ricorderanno i vergognosi cori che usurpavano il nome Anne Frank per deridere i romanisti allo stadio Olimpico di Roma).

Quella scena, non priva di una certa accentuazione retorica, forse non raggiunge lo scopo di dare al progetto una sua forza e una coerenza tali da costituire un punto fermo nella produzione cinematografica sull’argomento. A questo, però, provvedono le immagini di repertorio, non nuove ma che ogni volta producono lo stesso effetto di raccapriccio, e le testimonianze dei sopravvissuti e dei commentatori. Queste sì, capaci di toccare l’anima e il pensiero di chi ancora oggi, nel 2019, deve fare i conti con una storia terribile che alcuni si ostinano a negare e che continua a generare divisioni e conflitti.