L’inferno alla guida delle ambulanze di New York. A proposito di un brutto film passato a Cannes e ora in sala

Arriva in sala dal 23 gennaio (per Vertice360) “Città d’asfalto”, titolo italiano di “Black Flies” dal libro “Corpi neri” di Shannon Burke (tradotto in italiano da ISBN). Alla regia il francese Jean-Stéphane Sauvaire che firma un brutto film dal gratuito compiacimento di cinema- verità. Tra  viscere, violenza, fetore, lerciume e disperazione la vita senza speranza dei paramedici di New York coi volti Sean Penn e Tye Sheridan. Passato in concorso a Cannes 2023 …

Non bastano le rughe gloriose di Sean Penn a salvare Black Flies dal girone infernale dei brutti film (passati in concorso a Cannes 2023). Opera indipendente americana a firma francese (Jean-Stéphane Sauvaire), Black Flies dovrebbe, nelle intenzioni, documentare con crudo realismo i patimenti dei paramedici newyorchesi addetti alle zone diseredate di Brooklyn.

Ma c’è più compiacimento gratuito che cinema-verità nel campionario di sangue, viscere, violenza, fetore, lerciume e disperazione sbandierato da Sauvaire, che in più riesuma i più frusti cliché del mainstream hollywoodiano: il principiante idealista tutto coscienza (Tye Sheridan) e il veterano indurito con l’anima (Penn, che come Sheridan figura anche tra i produttori esecutivi). Su quelle ambulanze notturne viaggiava anche il Nicolas Cage di Martin Scorsese in Al di là della vita, che però aveva alle spalle la sceneggiatura di Paul Shrader e un bel romanzo di Joe Connelly, Bringing Out the Dead.

Anche qui si adatta un romanzo (I corpi neri di Shannon Burke, 2008), e il neo-assunto Ollie Cross – che nel tempo libero studia medicina – fa squadra con il roccioso Gene Rudkovsky, cioè Penn. Si fa le ossa tra la criminalità degli slums, i tossici terminali da crack, le homeless in collasso etilico e i mariti violenti che hanno picchiato a sangue la moglie. Tra i soccorsi molti non sono attori professionisti e si vede, chissà chi si è occupato del casting.

Le “mosche nere” del titolo infestano i cadaveri in putrefazione, ma la retorica dei simbolismi si spinge fino a far indossare a Ollie un giubbotto dalle ali dorate che evoca San Michele Arcangelo, patrono degli ammalati, a uso degli spettatori corti di comprendonio. “Si fa questo mestiere per aiutare la gente, ma a volte si finisce per fare tutto il contrario”, dirà il ragazzo verso la fine del film. A precipitare tragicamente gli eventi sarà infatti un caso di coscienza estremo: si deve o no evitare a un neonato di madre in sospetta overdose il tragico destino che lo attende?

Non spetta certo a noi sindacare sulle scelte artistiche e politiche di Sean Penn, che si è sempre distinto per il suo generoso impegno politico, ma ultimamente sembrano per lo meno avventate. Per citare un’altra battuta-chiave del film, “se costeggi le tenebre possono inghiottirti”. Le tenebre hanno già inghiottito Michael Pitt, l’infermiere incattivito in cui è arduo riconoscere l’angelico biondino di Dreamers, di Bernardo Bertolucci. Hollywood ha sfornato centinaia di film sulla deriva, i dubbi e i tormenti dei poliziotti delle trincee metropolitane: a fare la differenza qui è solo l’uniforme, e un’ambizione da realismo indy che annaspa nelle convenzioni.

Fonte Huffington Post


Teresa Marchesi

Giornalista, critica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come Inviato Speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, "Effedià- Sulla mia cattiva strada", su Fabrizio De André, premiato con un Nastro d'Argento speciale e "Pivano Blues", su Fernanda Pivano, presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.


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