L’insostenibile leggerezza di Giulia, vagabonda a Roma in cerca del mare

In sala dal 17 febbraio (per Koch Media) “Giulia, una selvaggia voglia di libertà”, terzo lungometraggio di Ciro De Caro presentato alle Notti Veeziane 2021. Un curioso, poetico e un po’ folle vagabondaggio per Roma attraverso lo sguardo della protagonista in cerca di un suo posto nel mondo, all’indomani della crisi da Covid. Grande rispetto per la fatica esistenziale di Giulia, ma anche un senso di incompiutezza. Comunque una sorpresa …

L’avventura esistenziale di una giovane donna, nella desolazione delle strade di Roma durante la prima estate pandemica, è il motore di Giulia, una selvaggia voglia di libertà, terzo lungometraggio di Ciro De Caro.

Giulia ha perso l’impiego in un negozio, anche a causa della pandemia, ma non è depressa: vede il suo futuro in una famiglia tutta sua e sogna il mare. Cacciata dalla casa in cui viveva con l’ex, chiuso per emergenza sanitaria il centro anziani frequentato per lavoro e per terapia affettiva, Giulia inizia il suo vagabondaggio in cerca di un tetto e di amore, ben risoluta a non farsi privare della propria libertà.

Con lo sguardo che rimanda al cinema del reale, De Caro segue Giulia passo dopo passo nella ricerca di un suo posto nel mondo.
Nel ruolo della protagonista è Rosa Palasciano, coautrice della sceneggiatura con lo stesso De Caro. Insieme disegnano una personalità complessa e contradditoria, eccentrica e sorprendente, che l’attrice interpreta con naturalezza e credibilità, affidandosi soprattutto ad una gestualità efficace.

Sulla sua strada Giulia avvicina le altrui solitudini, fragilità, ossessioni ed esistenze vuote, senza apparirne scalfita, presa com’è dai suoi bisogni vitali e dall’indagine di sé stessa. Su questo percorso, rispettandone la ritmica temporale ed emotiva, si snoda l’intera storia.

La regia ben riesce nell’alternare momenti di straniamento e svagatezza, scene di follia surreale, frammenti di allusione poetica. Riesce meno quando accentua il tono di vita rubata dalla realtà con siparietti di amici di cinema, addetti ai lavori e semplici appassionati, che partecipano al film interpretando sé stessi. Una scelta capace di donare leggerezza e vivacità al racconto da una parte, ma che dall’altra rischia di finire nei toni da memoria vacanziera da rivivere con gli amici.

Chiamati in causa Shakespeare e Bulgakov, evocati con passione da due tra i personaggi stravaganti incontrati da Giulia, inoltre,  avremmo amato essere scossi da un evento inatteso, anche di semplice quotidianità, o magari dalla presenza di un personaggio dall’identità più definita, come avviene nella vita reale.

Già apprezzato al debutto nel 2013 con Spaghetti story, delicato e ironico affresco generazionale, Ciro De Caro torna qui a sorprendere con una fotografia dell’universo giovanile messo in scena con rispettosa attenzione verso la fatica esistenziale della protagonista, che coinvolge, irrita, in certa misura affascina. Lasciando però un vago senso di incompiutezza.

Altrettanta attenzione merita la comunione di intenti di produttori indipendenti e coraggiosi che ha consentito la realizzazione del film, presentato nelle Giornate degli Autori, sezione Notti Veneziane, durante la Mostra del Cinema di Venezia 2021, e arrivato nelle sale grazie a Koch Media.
La passione per il cinema c’è e fa sempre bene.


Andrea Corrado

cinebibliofilo

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