L’internazionalismo degli adolescenti sperduti. La generazione X del Grande Nord è un film (da un libro)

Tornano dal 24 al 31 marzo le “Journées du cinéma québécois en Italie” gratuitamente sulla piattaforma MYmovies. Il meglio della produzione cinematografica del Québec declinata tra “rabbia e resilienza”. Al via con “La Déesse des mouches à feu” di Anaïs Barbeau-Lavalette dall’omonimo romanzo di Geneviéve Pettersen, tra i film usciti in questi giorni nei cinema canadesi appena riaperti. Una sedicenne della Generazione X trova rifugio alla devastazione familiare nel suo gruppo di amici tra camicie a scacchi, musica, skate, playground, droghe, alcol e via dicendo. Ossia i rigorosi connotati della sottocultura grunge, comune a tutte le latitudini. Un po’ Xavier Dolan, un po’ Larry Clark …

1996, è il giorno del sedicesimo compleanno di Catherine.
Mamma e papà si presentano fin dalla colazione consegnando i propri regali. Lei l’ultimo modello di lettore cd e un libro: Moi, Christiane F., 13 ans, droguée, prostitute. Il titolo francese è molto più eloquente di quanto non lo sia l’edizione italiana Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Lui le regala un assegno da 1000 dollari (canadesi) e subito scatta una lite furibonda che la dice lunga su quanto siano logorati i rapporti tra i genitori. Infatti, in quel preciso momento, i due si separano.

Piccola borghesia con villetta in un sobborgo di Chicoutimi, città del Québec della quale molti non hanno mai neppure sentito pronunciare il nome.
Dura avere 16 anni in questa desolata regione di quartierini residenziali, boschi e campi agricoli a perdita d’occhio nella luce smorta del Grande Nord.

Queste le battute iniziali che introducono la storia raccontata da Anaïs Barbeau-Lavalette nel suo La Déesse des mouches à feu (traducibile in italiano con “La dea delle lucciole”), film passato alla Berlinale nel 2020 e tratto dall’omonimo libro di Geneviéve Pettersen, inedito in Italia.

Ora il film viene presentato nell’ambito delle “Journées du cinéma québécois en Italie” in lingua originale con sottotitoli in italiano e disponibili gratuitamente sulla piattaforma Mymovies.it dal 24 al 31 marzo 2021.

Anaïs Barbeau-Lavalette, classe 1979, è una veterana del festival berlinese dove ha presentato con buone accoglienze i suoi precedenti Inch’Allah nel 2014 e Le ring nel 2008. In un’intervista, parlando de La Déesse des mouches à feu, dichiarava: «Quando l’ho letto, ho pensato tra me e me che questo fosse il libro che descriveva la mia generazione e avevo bisogno di farne un film. C’erano riferimenti così nitidi e precisi. Volevo portare sullo schermo questa storia perché è esattamente quella della mia generazione».

Più avanti esprimeva anche un timore che suona come una contraddizione in termini: «A Berlino è andata molto bene. Era difficile prevedere come un film così radicato nell’identità del Québec poteva essere accolto da un pubblico straniero».

Dopo Dolan (bastano Mommy e Tom à la ferme?) in molti possiamo vantare un Phd in Adolescenza Difficile Canadese e il film stesso di Anaïs Barbeau-Lavalette un po’ di quel sapore ce lo evoca. Ma per tornare a noi, la contraddizione che si può rilevare è la seguente: la “sua” generazione è quella dei nati tra il 1965 e il 1980, quella famosa come Generazione X, e che nel film viene molto ben rappresentata da Catherine e dagli amici che inizia a frequentare per trovare un rifugio alla devastazione familiare.

Un wild bunch perfettamente dotato di tutta la paraphernalia interiore ed esteriore generazionale, attitudine e stilemi grunge compresi. Per questo il film non può dirsi “locale” se non per necessità di ambientazione. E anche quelli che a molti potrebbero sembrare stereotipi o luoghi comuni (camicie a scacchi, musica, skate, playground, droghe, alcol e via dicendo) non sono che rigorosi connotati della sottocultura grunge, a cui la Generazione X appartiene, e sono pressoché planetari nei motivi e nelle risposte che danno alle proprie inquietudini.

Il “Sacro Testo” che è Wikipedia definisce quel dato anagrafico come la “classe d’età caratterizzata dalla delusione e dall’incertezza” ma per averne un ritratto assolutamente esplicativo si cerchi nel libro di Douglas Coupland, Generazione X (Mondadori, 1999), o in film come Kids (1995) di Larry Clark, per la sceneggiatura di Harmony Korine, solo per citarne uno tra tanti.

Per questo motivo, bando ai timori, La Déesse des mouches à feu è un film tutto meno che quebecchese.
Non sono specificatamente patrimonio locale i genitori irrisolti e frustrati, come si evince dai ripetuti litigi e dai pretesti. In fondo un passato selvaggio l’hanno avuto anche loro: a certificarli come ex fricchettoni c’è la scena in cui litigano sulla spartizione dei dischi dei Grateful Dead: “Questo è mio, Jerry (Garcia) me lo ha autografato nel backstage!”

Il clima domestico unito alla crisi adolescenziale funzionano così come miscela esplosiva che spinge Catherine a intraprendere un percorso vicino a quello della già citata Christiane F. ma non è certo emulazione, piuttosto comunanza internazionalista tra adolescenze sperdute e dolenti.

Bene ha fatto la regista a mostrarci il libro già nella prima scena, spazzando dalle facce i sorrisetti maliziosi di chi avrebbe voluto addebitarle un’eccessiva somiglianza con la storia berlinese di vent’anni prima. Come a rafforzare la disillusione senza scampo, là dove c’era qualcosa di somigliante ad un inno come Heroes di David Bowie, per Catherine c’è il Bowie di Rock ‘n’ Roll Suicide.