Lo spirito d’Irlanda illumina cinema e letteratura. E la Berlinale apre con “Small Things Like These”
L’Irlanda va forte al cinema e in libreria. Ad aprire in concorso la Berlinale (dal 15 al 25 febbraio) è “Small Things Like These” adattamento di “Piccole cose da nulla”, romanzo della pluripremiata scrittrice irlandese Claire Keegan. Suo anche il racconto che ha ispirato un film capolavoro come “The Quiet Girl”. Intanto per gli scrittori irlandesi il momento è d’oro. Capofila del rinascimento è Sally Rooney il cui libro più noto, “Persone normali” rientra tra i “più belli del secolo” secondo il The Guardian ed è già una serie di successo …

Aprirà la Berlinale 74 Small Things Like These del belga Tim Mielants, pronto anche a giocarsi l’Orso d’oro 2024 alla kermesse in cartellone dal 15 al 25 febbraio. Traduzione italiana più quotata è Piccole cose da nulla, così almeno Einaudi ha scelto di titolare il romanzo di Claire Keegan (uscito a fine 2021), già autrice di The Third Light, da cui la magnifica versione cinematografica The Quiet Girl di Colm Bairéad candidata all’Oscar 2023 per l’Irlanda.
Ad adattarlo, Small Things Like These, ci ha pensato Enda Walsh, apprezzato drammaturgo, con cui ha debuttato anche gente del calibro di Cillian Murphy, oggi lanciatissimo verso un Oscar, meritato, per la sua interpretazione finalmente non mimetica del fisico Oppenheimer. Non a caso è proprio Murphy il protagonista anche del film, nonché il produttore, insomma l’anima del progetto.

Il film torna sull’orrore che già rivelò Peter Mullan in Magdalene, Leone d’oro del 2002. Ossia le “Magdalene Laundries” irlandesi, crudeli manicomi gestiti dalla chiesa cattolica che, dagli anni Venti dell’Ottocento fino al 1996, sono stati luoghi di violenze e sfruttamento (soprattutto come lavandaie) per le “giovani donne perdute”.
La storia raccontata da Claire Keegan, infatti, si svolge durante il periodo natalizio del 1985, quando l’amorevole padre e commerciante di carbone Bill Furlong (Murphy) scopre gli “scioccanti” segreti del convento della sua città.
Per l’Irlanda quello attuale è un momento di imprevedibile eppure, in apparenza, inarrestabile successo. I romanzi più interessanti e premiati degli ultimi anni sono arrivati proprio dalle verdi brughiere irlandesi e Hollywood, come suo solito, ci ha messo un secondo a lanciarsi sul mercato appena scoperto. 
Capofila di questo rinascimento è Sally Rooney. Trentadue anni, tre libri all’attivo, per i giovanissimi è un’idolo, specie le giovani donne. Il Guardian ha battezzato il suo romanzo più famoso, Persone normali (Einaudi anche qui) come il venticinquesimo più bello del secolo. Mentre la serie omonima (nelle foto) che ne è stata tratta è diventata rapidamente un cult, lanciando oltretutto due giovani stelle: Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal.
Lui più di lei (c’entrerà il fatto che Jones è britannica?) è entrato rapidamente nel cuore del pubblico, al punto da poter vantare a nemmeno trent’anni una nomination agli Oscar. Oggi sta girando il sequel del Gladiatore con Ridley Scott, mentre intanto appare ovunque promuovendo il suo nuovo film (Estranei, tratto dal romanzo di Taichi Yamada, in uscita a fine febbraio), dove recita al fianco di un altro amatissimo attore irlandese, Andrew Scott. Colmo dei colmi, Mescal deve spartire la palma necessariamente, anzi forse il trifoglio, di astro nascente del cinema irlandese con un altro attore incredibile, Barry Keoghan, di poco più grande di lui.
Le giovani star irlandesi, certamente non a caso coetanee del loro pubblico più fedele, sono in rapida ascesa. Prima ancora di Persone Normali Saoirse Ronan aveva impersonato l’idolo delle giovani spettatrici degli anni Venti, Lady Bird, nell’omonimo film di Greta Gerwig, un tempo amatissima autrice e attrice indipendente e oggi paladina del vacuum rosa schocking alla Barbie.

Sono però soprattutto scrittrici e scrittori a fare da traino a questa corsa a spron battuto. Non solo Rooney o Keegan, molti altri stanno conquistando gli scaffali delle librerie e scalando le classifiche internazionali. Chi meglio di noi sa quanto tutto questo possa tradursi in un attimo in film, o serie.
Solo per fare un esempio, il Booker Prize 2023, maggior premio per la narrativa in lingua inglese, è andato al distopico Il canto del profeta di Paul Lynch, prossimamente in libreria con 66thand2nd. In sestina assieme a lui c’era però anche The Bee Sting di Paul Murray, connazionale, e mai era successo nella storia del premio di avere due irlandesi nell’ultima tranche.
C’è voglia di Irlanda insomma, di storie che abbiano quel sapore e Berlino lo certifica. O forse no, magari semplicemente per motivi imponderabili è quel ritaglio di terra a saper interpretare meglio lo spirito contemporaneo. Difficile dirlo. Se pensiamo però che uno dei film più belli degli ultimi tempi, Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh, veniva proprio da lì, ci viene da dire che forse è così.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.
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