Lo Yemen in cerca di “luce” di Tommaso Cotronei

Una sposa bambina che scappa dal vecchio marito e si rifugia fuori città. Un giovane maestro che si dedica all’insegnamento in uno sperduto villaggio di montagna. Per tutti e due un unico desiderio: non abbandonarsi alle tenebre dell’ignoranza, ma battersi per la conoscenza. Tommaso Cotronei prosegue il suo personale viaggio nel cinema del reale con “Blood and the Moon “, girato in Yemen e in concorso Festival cinema Africano, Asia e America Latina di Milano…


 “La conoscenza è luce, l’ignoranza  è tenebra”. Questo è ciò che dice la protagonista, Soraya, alle due bambine che vogliono apprendere il Corano, ma anche la scienza, la matematica, la letteratura…

Una frase che racchiude per intero il film: Blood and the Moon  di Tommaso Cotronei, in concorso al Festival cinema Africano, Asia e America Latina di Milano, dal 19 al 26 marzo.

Una frase simbolo della globalizzazione mancata. Una frase senza possibilità di equivoci. Una frase molto cinematografica e molto reale. Una frase che è cifra di un mondo che si nutre dell’ignoranza per seminare falsi ideali. Fossili  ideologici di una realtà lontana anni luce dell’illuminazione di Allah, dei vari profeti e divinità, simboli delle diverse religioni.

Religioni che non sono al centro di Blood and the Moone del mondo dei due protagonisti Soraya e Mohamed, mossi entrambi dal desiderio di un mondo migliore, ma che in qualche modo aleggiano come spettri, a inquinare il lume della ragione e non della religione.

Un mondo di povertà quello di Soraya e Mohamed, nello Yemen rurale fatto di campi aridi e case fatiscenti, di cibi essenziali e vestiti laceri. Eppure un mondo che non vuole vivere né di passato e né di dolore. L’ottimismo è al centro della relazione non relazione tra i due giovani.

Soraya, una sposa bambina come le tante tantissime di questo paese, sfuggita al vecchio marito e alla città e arrivata in uno sperduto villaggio sulle montagne. Mohamed, un giovane insegnante della scuola locale che le offre rifugio.

Entrambi vedono la possibilità di un futuro migliore per le nuove generazioni. O forse lo sperano solo. Non vogliono vedere il dolore che pervade un popolo messo ai margini dall’economia mondiale, non perché siano ciechi, ma solo perché vogliono trasmettere positività ad una società che vive in un paese che l’intero pianeta sembra aver dimenticato.

Tommaso Cotronei è un occhio discreto in questa storia. Non interviene a modificare lo status quo, registra le emozioni e la temperatura emotiva e culturale che regna lungo lo svolgimento di questo nastro scorrevole che scivola attraverso un mondo a noi sconosciuto.

Un mondo che Cotronei, come sempre nel suo cinema “straniero” (partito dalla Calabria ha attraversato il Sahara, il Para­guay, la Somalia, la Nigeria) mostra in ogni piccola spigolatura, con occhio “documentativo”. Ma anche con un’innata poesia che investe la “pellicola” (ormai lontano ricordo) con grazia e decisione, con sommessa rabbia e con potente lucidità.

Un momento di rara bellezza in un angolo remoto del mondo dove la “conoscenza” può fare la differenza. Tommaso Cotronei ha la capacità di rassicurare e restituire appieno questo mondo arcaico che guarda al futuro con rinnovato vigore e desiderio di vivere.

Non è solo il sentimento ma è la passione che muove gli animi umani. Una passione che si ripete all’infinito come quella dell’autore che guarda ai suoi protagonisti, e a tutta la storia, con grande amore. Con la capacità di restituire un mondo che è tutto una scoperta all’occhio dell’Occidente. Un mondo da scrutare per scoprire se esiste un futuro per l’intera umanità .