L’omaggio di Venezia a Derek Jarman. Le sue battaglie contro l’omofobia rivivono in “Queer Edward II”
Sbarca a Venezia 83, fuori concorso, “Queer Edward II” di Theo Rollasson. Il dietro le quinte ritrovato della lavorazione di Edoardo II, uno degli ultimi lavori di Derek Jarman, adattamento dell’omonima opera teatrale. Un documento prezioso per riscoprire le lotte della comunità LGBT britannica nel 1991, contro le leggi omofobe dei governi post-Thatcher …

Paola e Silvia Scola raccontavano in Chiamiamo il babbo che il Queer Lion, ossia il premio collaterale al miglior film a sfondo arcobaleno della Mostra del Cinema, insignì loro padre, Ettore, del titolo di “Principe degli omosessuali”. Fu una definizione molto gradita e riallacciandoci a essa possiamo dire che, se la comunità LGBT ha intenzione di ingrandire la sua corte, Derek Jarman dev’essere considerato uno dei sovrani. Non foss’altro per aver girato l’Edoardo II di Kit Marlowe in chiave queer, come racconta il dietro le quinte presentato a Venezia 83 Queer Edward II, diretto da Theo Rollason.
La BBC ha recuperato il materiale video girato durante la travagliatissima lavorazione del celebre adattamento del regista britannico. Siamo nel 1991, gli anni immediatamente successivi ai ferrei governi di Margaret Thatcher, l’esecutivo dei conservatori ha messo nel mirino la comunità omosessuale. Oltre alla famigerata Section 28, la legge voluta da Thatcher per evitare il “proliferare” della propaganda omosessuale nelle scuole, si fa largo anche la Clause 25, una mozione che vieta alle coppie dello stesso sesso di scambiarsi effusioni in pubblico, equiparandole agli atti osceni.
Jarman sta girando il suo adattamento, perfettamente dentro la storia della criminalizzazione dei gay, pur essendo un dramma storico sul sovrano del Trecento. Il re Edoardo II è perdutamente innamorato di Piers Gaverston, a corte monta il malcontento, fino all’assassinio dello stesso re da parte di Roger Mortimer. Da intellettuale e attivista, Jarman sa che quella storia racconta un male antico, radicato persino nella tradizione più amata dagli inglesi, gli intrighi di palazzo.
Vedere le immagini dal set, girate da Seamus McGarvey, permette quindi di avere un doppio binario. Da un lato, ovviamente, osservare il lavoro del regista, vedere il modo in cui scherzosamente si arrabatta tra gli inevitabili problemi produttivi e come invece delicatamente interagisce con i suoi attori, tra cui svetta una giovanissima Tilda Swinton nel ruolo della regina. Dal’altro invece c’è il Jarman civile, indefesso difensore del movimento OutRage!, che con metodi a volte geniali e pacifici e altre volte molto meno sta problematizzando l’azione del governo.
Jarman va in televisione, nelle piazze, sui giornali. Cerca di sfruttare ogni spazio pubblico per dare visibilità alla causa, sostenendo che non sia ammissibile riportare gli omosessuali a doversi nascondere per poter vivere. La battaglia nelle piazze diventa il combustibile del suo Edoardo II, fra le altre cose presentato proprio a Venezia nel 1991, dove Swinton vinse la Coppa Volpi consacrandosi definitivamente per la grande attrice che conosciamo.
Fa effetto vedere i collaboratori del set spalleggiare il loro regista, interessarsi alla causa assieme al film. A più riprese li vediamo sfogliare i giornali per raccogliere le impressioni della stampa, tra questi anche il tanto vituperato The Sun, il cui stile abbiamo imparato a conoscere da vicino proprio al Lido grazie a Ink di Danny Boyle, apertura di questa Mostra numero 83, dove Queer Edward II partecipa fuori concorso, rinominato quest’anno Open.
Il movimento OutRage entra nel film attivamente, Jarman convoca gli attivisti per fare da comparse nel suo set. Rimane incastrato però in una delle pratiche più controverse di quel momento storico: l’outing forzato. Per contrastare lo stigma e dimostrare che gli omosessuali sono parte integrante della società, gli attivisti “denunciavano” come gay nascosti personalità politiche e celebrità. Finiscono nel mirino vescovi, politici e, durante la lavorazione di Edoardo II, anche il cantante pop Cliff Richard.
Si tratta sicuramente del momento più duro del documentario, in cui colpisce vedere Jarman sorridente. Ci viene confermato poche scene dopo, oltretutto, che era già a conoscenza della sua sieropositività in quel momento. Un dato che rafforza l’impressione di un autore che provava gioia autentica nella lotta civile e pacifica. Il regista, nel dietro le quinte, riconosce la scabrosità del momento, ma ammette anche che a vent’anni sarebbe stato anche lui nella folla di OutRage.
Così facendo, Queer Edward II si riconnette al suo inizio, in cui il suo protagonista dichiarava di essere grato per la sua omosessualità perché senza sarebbe stato un artista decisamente più superficiale. A suo modo, è il testamento di politica attiva fortissimo, inscindibile dalla personalità di chi la porta avanti. Il cinema di Jarman e la sua vitalità ne sono stati un esempio evidente, ma impressiona ugualmente riconoscere nel dietro le quinte di Rollasson la semplicità della coerenza artistica e morale. Qualcosa che, in questi anni bui, abbiamo perso per strada.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.



