L’Orso è ungherese e parla d’amore. Delusione per Kaurismaki

È “On body an soul”, poetica storia d’amore della regista ungherese Ildiko Enyedia a vincere l’Orso d’oro della Berlinale 2017. Il favoritissimo “The other side of hope” di Aki Kaurismaki deve accontentarsi del premio alla regia. Miglior documentario “Ghost Hunting” di Raed Andoni sul dramma dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane…

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È il poetico On body an soul della regista ungherese Ildiko Enyedi l’Orso d’oro 2017. In barba ad ogni pronostico – è consuetudine che sul podio della Berlinale “salgano” i film più politici – stavolta è una delicata storia d’amore a vincere il maggiore riconoscimento.

Delusione, invece, per il favoritissimo Aki Kaurismaki e il suo magnifico – e politico –  The other side of hope (leggi la recensione di Emanuele Di Nicola) dedicato al dramma dei migranti siriani che deve accontentarsi del premio alla regia – al quarto posto nel palmarès -. Il regista finlandese, infatti, si mostra visibilmente contrariato e non si alza nemmeno per andare a prendere il premio che poi usa come microfono per dire soltanto “Grazie”.

Il Gran premio della giuria, poi, va a Felicité, film musicale sulle strade di Kinshasa firmato da Alain Gomis che dal palco chiede giustizia per Theo, il ragazzo francese vittima della violenza della polizia.

Il premio Alfred Bauer va alla celebre regista polacca Agnieszka Holland per Spoor, mentre quello per la sceneggiatura al cileno Una mujer fantastica di Sebastian Lelio.

Orso d’argento per la migliore attrice a Kim Minhee protagonista di On the Beach at Night Alone, film intimista del coreano Ang Sang-soo, mentre miglior attore è George Friedrich per Bright Nights.

Il premio per il documentario, questo sì davvero politico, va a Ghost Hunting di Raed Andoni (leggi la recensione di Emanuele Di Nicola) sul dramma dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. A loro, attualmente 7000, il regista dedica dal palco il suo  premio.