“Marx può aspettare”: il doc di Bellocchio a Cannes. Con Palma d’oro alla carriera

“È un documentario profondamente commovente e dolorosamente personale”. Così la direzione del Festival di Cannes annuncia la partecipazione di Marco Bellocchio in Selezione Ufficiale (sezione Première) il prossimo 16 luglio col suo nuovo film, Marx può aspettare, in cui il regista “cerca di comprendere retrospettivamente, umilmente, il suicidio del fratello gemello a 29 anni. Una tragedia familiare dalla quale non si è mai ripreso del tutto, fonte di sensi di colpa e di ispirazione. Mescolando estratti dei suoi film e conversazioni con i suoi parenti, Bellocchio indaga su questa figura fraterna che non smette mai di ossessionare la sua filmografia”.

“Marx può aspettare racconta della morte di Camillo, mio gemello, il 27 dicembre del 1968 – die lo stesso Bellocchio -. Una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere “universale” (altrimenti che interesse potrebbe avere?) per almeno due motivi: una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia. Il secondo motivo è che la morte di Camillo cade in un anno “rivoluzionario”, il 1968. L’anno della contestazione, della libertà sessuale, del maggio francese, dell’invasione della Cecoslovacchia, ma tutte queste rivoluzioni passarono accanto alla vita di Camillo, non lo interessarono. “Marx può aspettare” mi disse l’ultima volta che ci incontrammo…».

Dopo aver diretto un film culto, cominciando da I pugni in tasca (1965), che ha aperto una nuova era nel cinema italiano allontanandosi dai codici del neorealismo, Marco Bellocchio, eterno contestatore di 81 anni, ha girato Salto nel vuoto, che ha valso a Michel Piccoli e Anouk Aimée i premi per l’interpretazione a Cannes nel 1980. Successivamente è stato regolarmente selezionato in Concorso a Cannes, con Enrico IV, il re pazzo nel 1984, Il principe di Hombourg nel 1997, La balia nel 1999, L’ora di religione nel 2002, Vincente nel 2009 e Il traditore nel 2019.

Pierre Lescure, Presidente del Festival di Cannes, saluta il regista: “Marco ha sempre messo in discussione le istituzioni, le tradizioni, la storia intima e collettiva. Con ogni sua opera, quasi involontariamente, almeno nel modo più naturale possibile, rivoluziona l’ordine costituito.

Thierry Frémaux, delegato generale, continua: “Dopo i suoi amici registi Bernardo Bertolucci, Manoel de Oliveira o Agnès Varda, siamo orgogliosi di riconoscere uno dei grandi maestri del cinema italiano dopo 56 anni di un lavoro affascinante. È regista, scrittore e poeta. Onorarlo con una palma alla carriera è naturale per tutti coloro che ammirano il suo lavoro”.

La proiezione di Marx può aspettare sarà anticipata da un incontro pubblico del regista nell’ambito dei “Rendez-vous avec…”


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