Mic in pezzi. Le dimissioni di Nicola Borrelli, direttore generale cinema e l’allarme festival e associazioni

Continua a consumarsi la crisi all’interno del Ministero della cultura. Dopo le dimissioni di Chiara Sbarigia dalla presidenza di Cinecittà ecco quelle, anch’esse eccellenti, di Nicola Borrelli, storico direttore generale del cinema e dell’audiovisivo, nominato ai tempi del governo Berlusconi (con Sandro Bondi ministro della cultura) apprezzato dai successivi (con Franceschini al Collegio Romano), compreso quest’ultimo che, per mano di Giuli, lo aveva appena riconfermato al suo posto pochi giorni fa, nonostante la bufera del caso Kaufmann.
Sarebbe stata la sua difesa dell’azione della Direzione cinema (“i documenti erano in regola”) a proposito della concessione del “tax credit galeotto” al cosidetto “film fantasma” del produttore Marco Perotti, socio di Francis Kaufmann, il sospettato del duplice assassinio di villa Pamphili, ad aver fatto traboccare il vaso. Fatto sta che le sue dimissioni sono arrivate e tarda notte (tra il 2 e 3 luglio), comunicate da una nota del Ministero, col virgolettato di Alessandro Giuli che gli ribadisce la “stima per il lavoro svolto fin qui”.
Attestati di stima a Borrelli arrivano anche dalle variegate sigle del mondo del cinema (dai 100Autori all’Anac, dall’Anica all’Apa). “Grazie al direttore generale Nicola Borrelli per l’assiduo e qualificato lavoro garantito alla DGCA in tutti questi anni”. Ma, soprattutto, quello che si registra è una grande “preoccupazione per il vuoto che si è venuto a creare alla guida della fondamentale struttura ministeriale. Serve quindi essere rapidi nelle decisioni e nelle scelte. Basti pensare ai numerosi decreti in attesa di firma che necessitano di un intervento tempestivo. Il cinema e l’audiovisivo italiano che generano 12 miliardi di euro di fatturato con oltre 120.000 lavoratori e lavoratrici non possono permettersi una battuta di arresto”.
Stessa preoccupazione da parte dell’Afic, l’Associazione festival italiani di cinema, settore ormai in sofferenza da due anni per i ritardi nella pubblicazione dei bandi pubblici e, quindi, dell’assegnazione dei contributi di cui vivono le tante rassegne che popolano l’Italia (come il nostro premio Bookciak, Azione!). Anche in questo caso è la Direzione cinema e audiovisivo a determinarne le sorti.
L’Associazione, presieduta da Pedro Armocida, “richiama ancora una volta l’attenzione sulla gravissima situazione in cui versa da oltre un biennio il comparto della Promozione Cinematografica che, a luglio 2025, è ancora in attesa della pubblicazione del bando ministeriale per l’anno in corso”. A fronte di tante manifestazioni che si sono già svolte senza neanche sapere se saranno loro riconfermati i finanziamenti pubblici.
Afic “si auspica che possa avvenire a breve la nomina degli esperti della Commissione Promozione per vagliare le future domande al fine di accorciare i tempi di pubblicazione degli esiti rispetto a quelli del 2024 avvenuti a febbraio 2025 quando ormai tutte le manifestazioni si erano già svolte. Come ricordato nella recente lettera che AFIC ha inviato al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, l’auspicio è che si possa tornare alla pubblicazione del Bando Promozione entro il novembre precedente a quello dell’anno di riferimento per consentire ai festival, rassegne e premi di poter programmare le proprie manifestazioni con la contezza delle risorse statali nell’obiettivo comune di promuovere il cinema e di utilizzare al meglio i fondi pubblici”.
Nelle foto Le mani sulla città di Franco Rosi.
18 Maggio 2025
Elvira Notari e le altre. In mostra le “inVisibili” per riscoprire le pioniere del cinema
C'è una storia del cinema sconosciuta ai più, una storia fatta di donne…
1 Luglio 2016
Al via la carovana di cinema contro le mafie
Con un omaggio ad Ettore Scola, presidente onorario di Cinemovel, riparte il 3…
23 Luglio 2016
Legge cinema, fuori i circoli dentro le sale parrocchiali
Escluse dal Fus le Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica, da…



