Elvira Notari e le altre. In mostra le “inVisibili” per riscoprire le pioniere del cinema
C’è una storia del cinema sconosciuta ai più, una storia fatta di donne dimenticate: la mostra “inVisibili. Le pioniere del cinema” (dal 16 maggio al 28 settembre) a Roma, ce la narra facendoci scoprire carriere, bozzetti, vite di artiste che agivano in tutti gli ambiti cinematografici, sullo schermo, ma soprattutto fuori. Da Elvira Notari ad Alba de Cèspedes, trenta artiste attive agli albori del cinema. Una riscoperta da continuare …

“Il cinema è nato uomo e donna” afferma in conferenza stampa Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura e, la mostra inVisibili. Le pioniere del cinema, dal 16 maggio al 28 settembre 2025, all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, lo dimostra.
Organizzato dall’Istituto Luce Cinecittà, con il contributo del Centro Sperimentale di Cinematografia, del Museo Nazionale del Cinema di Torino e della Cineteca di Bologna, il progetto punta a cancellare definitivamente quell’“in” iniziale, ridando visibilità alle donne del primo cinema, restituendo loro lo spazio che hanno avuto agli albori.
Trenta artiste le cui vite e carriere raccontano un panorama molto diverso da quello solitamente narrato, delineando un’industria popolata da produzioni e regie femminili, demolendo il mito di questi spazi come unicamente maschili. Tra queste trenta troviamo nomi conosciuti come quello di Elvira Notari (prima regista donna italiana, nonché fondatrice nel 1912 della casa di produzione Dora Film, che esportò i suoi film anche oltreoceano), ma anche volti “nascosti” come quello di Rosetta Calavetta (doppiatrice di personaggi come Biancaneve, Marilyn Monroe e molti altri), o Maria Roasio (nella foto, attrice e produttrice di uno dei primi film di fantascienza, fortemente criticato e che ne segnò il fallimento). Non solo donne italiane, ma donne che hanno influenzato il nostro cinema come Charlotte Reiniger (regista tedesca il cui stile di animazione ha influenzato moltissimi registi italiani), o Alba de Céspedes (scrittrice e sceneggiatrice, che contribuì a saldare il legame tra cinema e letteratura).
Biografie, pellicole, lettere, bozzetti che mettono nero su bianco la presenza di queste donne non solo sullo schermo (come attrici), ma anche dietro ed intorno ad esso, permeando la scrittura di soggetti, sceneggiature, inquadrature: ogni ambito era contrassegnato dalle loro decisioni. Tredici di loro hanno fondato case di produzione, districandosi tra leggi che impedivano loro di avere attività proprie, trovando in questo l’aiuto dei loro mariti, giocando con i generi cinematografici, spaziando da commedie, a tragedie, a trasposizioni teatrali, che chiariscono come “le donne facessero largamente parte delle grandi avanguardie”.
La mostra si snoda tra i corridoi dell’Istituto Centrale per la Grafica, lasciandoci scoprire lentamente le trenta donne protagoniste. Il setaccio degli archivi, in cui si nascondevano (o erano state nascoste) fotografie, stampe, pellicole e case di produzione tutte al femminile, è quasi riproposto nell’allestimento degli ambienti, dove le carriere delle artiste sono esposte in ogni angolo, dietro ogni parete, permettendo ai visitatori di immergersi nei corridoi di una storia non più impolverata, “un percorso storico che darà molta soddisfazione negli anni” come dice la direttrice dell’Istituto, Maura Picciau.
Parte di questo progetto è anche un catalogo (edito da Mondadori Electa) che lascia un’impronta nella riscrittura della storia del cinema. Con un inedito di Margaret Mazzantini, nel testo sono riportati degli spaccati delle carriere delle artiste “non in modo didattico”, bensì “chiedendo ai giornalisti di raccontare queste grandissime donne con tutte le loro sfumature”.
“Essendo state dimenticate per tanto tempo si fa fatica a trovare i materiali”, questa è la consapevolezza dolce amara che colpisce visitatori e visitatrici, perché probabilmente ci sono altre donne che non sono ancora state riscoperte, che aspettano di essere ripulite dalla polvere e le cui opere attendono di essere restaurate. Speriamo questo sia il primo passo.
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