Nonne, zie, ragazzini e storie di fantasmi. Con “Gioia mia” – ora in sala – un altro cinema è possibile

In sala dall’11 dicembre (per Fandango) “Gioia mia” felice esordio alla regia di Margherita Spampinato, designato film della critica. Un luminoso racconto di formazione attraverso l’incontro tra un ragazzino di città e un’anziana zia di provincia. Un universo di poetica lentezza, morbidamente fuori dal contemporaneo. Un’ illuminazione sull’infinito universo che può generare lo scambio tra generazioni. Cast perfetto per un film che è al tempo stesso una carezza e un sorriso. Da regalarsi e regalare a Natale …

Un’estate senza cellulare. Un palazzone antico gattopardesco. Il caldo. Altri ragazzini e soltanto nonne a popolarlo. Prima delle vacanze coi genitori ancora al lavoro in città Nico è finito lì.

L’incipit è quello super classico di tanti e tanti racconti di formazione e altrettanti film. Quello che cambia in Gioia mia è il risultato: un’opera rivelazione, un piccolo miracolo di delicatezza e speranza, un’illuminazione sull’ infinito universo che può generare lo scambio tra generazioni.

Margherita Spampinato ne firma la regia, ma anche il soggetto e la sceneggiatura. È il suo primo lungomettraggio. È nata a Palermo, ha vissuto in Francia e una volta rientrata ha lavorato come segretaria di edizione su tanti set ed ora fa i casting per le serie tv. Sarà anche per questo che il primo ingrediente azzeccatissimo del film è proprio il cast: perfetto.

Marco Fiore, tredici anni e già due prove d’attore di richiamo (Rocco Siffredi bambino in Supersex e in Ho visto un re di Giorgia Farina) è Nico, il ragazzino protagonista. Aurora Quattrocchi, corpo di tanto teatro ma anche cinema d’autore (Anime nere, Nostalgia) è la zia ospitante, zia Gela, un po’ di nome e di fatto. Così, almeno, appare agli occhi di Nico, classico ragazzino di città, viziatello, schermo-dipendente e avvolto dalle attenzioni di una baby sitter tutta per lui (ora via perché si sposa).

La vita nella vecchia casa di zia Gela – senza wi-fi ma con i fantasmi – è ben diversa. Lei è signorina e religiosissima, immersa in un suo mondo di angeli e demoni, effettivamente un po’ scorbutica. Le giornate le passa portando a spasso il suo Frank, un carlino vecchierello come lei; cucinando quei due o tre piatti fondamentali che bisogna conoscere, fra tutti la “caponatina”;  giocando a carte con le altre nonne del palazzo, tutte morbidamente fuori dalla contemporaneità.

Entrare in quell’universo di poetica lentezza, in cui la vecchia zia si muove a passo deciso, non sarà facile per Nico. Da “deportato”, così come si sente all’inizio, riuscirà via via ad affidarsi al suo spirito bambino. I fantasmi e le leggende che popolano il palazzo, saranno splendidi misteri tutti da scoprire nel corso della calda estate, specialmente se in compagnia di Rosa, l’unica ragazzina del cortile (deliziosa Martina Ziani), sveglia e carina.

Anche questo servirà a Nico per scoprire che il gelo di zia Gela è solo un modo diverso di avere attenzioni verso di lui, che saper fare una “caponatina” può tornare utile, che pure le partite a carte, a volte, possono sostituire il celulare. E che anche zia Gela è stata bambina, giovane e persino innamorata. Ma questo è un segreto che deve restare tale, conservato nella scatola nascosta sull’armadio e nel cuore di Nico, ora persino capace di prendersi cura della zia in un suo momento di fragilità.

Finalmente sulla spiaggia, insieme agli altri ragazzini del palazzo e alle loro nonne e ovviamente al fianco di zia Gela (è la bella immagine del manifesto del film) Nico è pronto a godersi quella giornata di mare fuori dal (suo) tempo, o forse da come lo aveva vissuto fin qua.

“Gioia mia” non è solo l’espressione un po’ desueta usata da nonne e zie a mo’ di coccola e pizzicotto affettuoso. È piuttosto una parola chiave per entrare in quel mondo a parte che lega insieme nonne, nipoti, ragazzini, zie in un’ipotesi di futuro possibile e condiviso. Margherita Spampinato che, evidentemente lo conosce bene, ce lo racconta in un film che è al tempo stesso una carezza e un sorriso. Da regalarsi e regalare a Natale.

Vincitore a Locarno 2025 del Premio Speciale della giuria oltre che quello per la migliore attrice ad Aurora Quattrocchi, Gioia mia è prodotto dalla giovanissima e indipendente Yagi Media, in associazione con Gianluca Arcopinto, Claudio Cofrancesco, Paolo Butini, Ivan Caso, Filippo Barracco. E si sa che Arcopinto è da sempre uno scopritore di giovani talenti. Anche questo un ottimo ingrediente.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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