Quando è l’amore a far cambiare la legge. “Nata per te” arriva (anche) su Sky

Dal 12 febbraio su Sky Cinema Uno (ore 21.45 anche su Sky Cinema Drama), in streaming solo su NOW e disponibile on demand “Nata per te” di Fabio Mollo, ispirato all’omonimo libro – sottotitolo Storia di Alba raccontata fra noi (Einaudi 2018) – scritto da Luca Trapanese insieme a Luca Mercadante. La storia vera della prima adozione in Italia di una bambina down da parte di un papà single ed omosessuale. Una lunga battaglia legale e un interminabile braccio di ferro con il tribunale dei minori che alla fine, però, ha dato i suoi frutti …

È la storia di Luca Trapanese Nata per te il film di Fabio Mollo, ispirato all’omonimo romanzo dello stesso protagonista che ha raccontato la sua esperienza nel 2018 per Einaudi. Si tratta, infatti, del primo uomo single (e gay) ad avere ottenuto in Italia, a prezzo di una lunga battaglia legale e di un braccio di ferro con il tribunale dei minori, prima l’affido temporaneo e poi l’adozione di una bambina down, Alba.

Quando viene a sapere che Alba è stata abbandonata dalla madre in un ospedale di Napoli subito dopo il parto, Luca, già impegnato in una casa famiglia e avvezzo ai bisogni e ai sentimenti dei disabili, ne chiede l’affido al tribunale dei minori trovando l’aiuto di una battagliera avvocata, la quale ha subito colto il valore civile di quella richiesta.

Si tratta però di superare l’opposizione del giudice che intende applicare la legge in modo rigoroso e, sempre invocando il bene della bambina come si fa in questi casi ma anche assecondando i pregiudizi e la più retriva morale corrente, vuole dare precedenza alle coppie di genitori disposte a prendere con sé Alba per assicurarle il calore della famiglia tradizionale.

Il fatto è che questa coppia non si trova e alla fine, complice l’estate incombente, il tribunale acconsente all’affido temporaneo di Alba a Luca per la durata di un mese, giusto il tempo delle vacanze d’agosto in cui si svuotano città, ospedali e molte pubbliche istituzioni.

Sarà questo un passaggio fondamentale per il felice epilogo della vicenda, che non solo crea un precedente di cui i tribunali e le consuetudini dovranno tenere conto ma si insinua nelle pieghe lasciate aperte dalla legge italiana per scardinarla dall’interno e imporre una nuova, più equa ed evoluta visione del mondo.

Il film si muove su due, se non tre piani paralleli: la storia dell’adozione in sé, con un registro drammatico che tocca la sensibilità di ciascuno di noi in un crescendo di commozione, quello in flash back del rapporto di Luca con il suo amico d’infanzia, e quello di Luca con il suo compagno di vita che non ne condivide la scelta – lui vorrebbe ricorrere a una modalità di procreazione che possa dargli un figlio “con i suoi occhi o con quelli di Luca”, come apertamente dichiara –, al punto da provocare una rottura che si rivelerà insanabile.

Ora, considerando la delicatezza dei temi affrontati, disabilità, adozione, omosessualità, tutti concentrati in un unico canovaccio, il film riesce a trattare la materia con la giusta misura grazie al libro che lo ha ispirato, ma anche per merito di primi piani che cercano di sondare l’animo umano e di attori capaci di creare pathos e toccare corde profonde.

Luca è impersonato da un Pierluigi Gigante che si cala nel ruolo con grande sensibilità. L’avvocata è Teresa Saponangelo, molto coinvolta e credibile. La presidente del tribunale è Barbara Bobulova che si presta a un ruolo antipatico con disponibilità e coraggio. Ma non meno bravi sono le attrici di contorno, come la mamma di Luca (Iaia Forte) e l’infermiera Antonia Truppo, che regalano al film un valore aggiunto di umanità e partecipazione.

Vale la pena ricordare che a sei anni da quella vicenda la legge non ha fatto molti progressi, come denuncia lo stesso Trapanese che oggi è assessore al Welfare del comune di Napoli. Però è stato gettato un sasso nello stagno che dimostra due cose: primo, la realtà e la legge si possono cambiare se davvero ci si impegna per un obiettivo giusto; secondo, bisogna avere fiducia sulla capacità dell’essere umano di perseguire il bene e – qui è proprio il caso di dirlo senza retorica – di far trionfare l’amore.