“Quel che affidiamo al vento”, dal bestseller un film per Cattleya

Il romanzo Quel che affidiamo al vento di Laura Imai Messina diventerà presto un film. Cattleya, casa di produzione che conta tra i suoi ultimi progetti ZeroZeroZero per Sky e Summertime (ultimo successo di casa Netflix), ne ha acquistato i diritti.

Il libro è uscito poco prima della quarantena, edito da Piemme, ed ha rapidamente scalato le classifiche, tanto che verrà presto tradotto e pubblicato in molti paesi. Il merito è certamente delle sua giovanissima autrice, italiana d’origine ma giapponese d’adozione, che nei propri romanzi (questa infatti è già la sua quarta opera in pochi anni) offre il suo punto di vista privilegiato sulla società e sulla cultura del Sol Levante.

Quel che affidiamo al vento in particolare affronta i temi del dolore e della perdita, prendendo spunto da una cabina telefonica senza fili realmente esistente nel giardino di Bell Gardia, a Iwate, ai piedi di quella che viene chiamata la Montagna della Balena.

Dopo lo tsunami del 2011, la cabina è diventata un luogo di pellegrinaggio per chi aveva perduto un proprio caro. L’interno è composto solo da un vecchio telefono a disco e da un quaderno su cui appuntare il proprio nome, lo scopo del kaze no denwa (“telefono del vento”) è infatti quello di rimettere in contatto, per quanto possibile, chi è sopravvissuto con chi non ce l’ha fatta. È così anche per i personaggi del romanzo, che si recano nel giardino per dare sfogo al proprio dolore.

La storia di questa incredibile cabina è stata inoltre raccontata in un documentario disponibile online.