Quell’uomo tranquillo che riscrive le regole del thriller

È il film dell’anno in Spagna ed ha segnato il debutto nella regia di Raul Arévalo, fin qui attore di successo. “La vendetta di un uomo tranquillo”, in sala dal 30 marzo (per Bim) è un thriller folgorante, dall’inizio alla fine, in grado di spiazzare e di rompere ogni schema col cinema precedente. Da non perdere…

Inizio folgorante. Finale folgorante. Nel bel mezzo Zeus, dio del cinema secondo il pantheon degli dei della pellicola (ma esistono!),  è scatenato con folgori e saette, intuizioni e colpi di scena, abbocchi e lamenti sordi.
Cosa si può chiedere di più a un  film? Nulla! Storia mai banale, dialoghi mai sciocchi, situazioni mai scontate, eventi mai telefonati, e schiaffi al vecchio cinema che non sono mai pretestuosi e presuntuosi (qui si dovrebbe aprire un file a parte in quanto il cinema di Raul Arévalo rompe ogni schema e ogni rapporto con il cinema precedente, forse solo una leggero legame con il noir e il polar).
Uno sguardo lucido sulle vite di uomini che si intrecciano per caso e che, non per caso, si colludono senza fine. Colossi e collisioni seriali che sin da subito si manifestano in tutta la loro potenza e prepotenza, senza “entrée ma subito con pietanze prelibate servite su piatti d’oro luccicante”.
Una partenza a caldo quella di La vendetta di un uomo tranquillo, senza molti convenevoli per entrare da subito nel cuore (nero) della storia. José, il protagonista, l’uomo tranquillo che cerca vendetta, è senza espressione, senza emozioni, senza alcuna parvenza di umanità.
È un senza. Senza nulla. Un essere umano che esiste solo per la vendetta. Una vendetta attesa da tempo e che solo ora si può realizzare. Solo quando Curro, l’altro protagonista della storia, esce di prigione dopo aver scontato la sua dura condanna per essere stato l’autista della rapina. Quella rapina che ha per sempre segnato la vita di José, ma non diremo di più per non togliere alcun piacere nella visione della pellicola.
José e Curro sono due uomini strettamente legati da un momento di follia di altri uomini. Segnati dalla vita. Segnati dal tempo. Segnati da ciò che hanno perso entrambi. La libertà di esistere. Loro non l’hanno più. Sono fantasmi in un mondo duro e corrotto. Sono anti eroi nel bene e nel male senza avere espresso nulla. Sono espressioni di un malessere profondo che attaglia l’essere vivente. Un malessere che non potrà mai essere “gappato” dalle nuove e buone azioni.
Siamo merce di scambio avariata. Tutto si può riassumere quando la strana coppia entra in una chiesa, durante messa, alla ricerca di un uomo. Curro si fa il segno della croce, Josè per la prima volta abbozza un’espressione di sconcerto e di rimprovero. Ecco la chiesa è il luogo sacrale dove si rompe la sacralità della verità. Siamo infimi e infidi. Pensando che un segno della croce possa redimerci dai nostri peccati e dai mostri che popolano le nostre vite. Un oscuro sguardo che si muove nei meandri delle nostre più terribili paure.
Unico difetto del film. Dopo 15 minuti si sa tutto. Sai esattamente cosa accadrà. Troppo esplicito in un paio di sequenze. Troppo. Non deve essere un thriller ma un minimo di suspence deve rimanere. E no! Reset… Sembra di aver capito tutto invece no. Quello che appare come l’unico punto debole si rivela essere un punto di forza. Un inganno perpetrato allo spettatore anche più sgamato che, nel momento in cui crede di aver intuito ogni cosa, si rende conto di non aver nulla. Ma proprio nulla!
La poliedricità dello script e la sapienza di Raúl Arévalo – attore di successo spagnolo (La isla minima) qui al debutto nella regia – nel mescolare continuamente le carte in un gioco infinito con la verità, rendono imprevedibile e imprendibile ogni piccola partitura.
Un’arte ariosa e felice della “messa in scena” assai rara e sopraffina che emerge prepotente nel film fino ad essere un insieme di verità senza fine. Un quadro del Caravaggio che mostra non una ma milleeuna verità. Ecco la verità assoluta non esiste se non questo prezioso film che ci mostra la strada verso la redenzione (cinematografica)…