Regimi e dittature. Il ministro della cultura israeliano contro “The Sea” candidato all’Oscar
Il ministro della Cultura israeliano, Miki Zohar, ha annunciato per rappresaglia il taglio dei finanziamenti agli Ophir Awards, l’equivalente dei nostri David di Donatello: il trionfo come film dell’anno di The Sea scritto e diretto da Shai Carmeli Pollak e la scelta di farne il film che rappresenterà Israele agli Oscar non gli è proprio andata giù.
The Sea, racconta la storia di un ragazzo palestinese di 12 anni che vive sotto occupazione in Cisgiordania e sogna di vedere il mare di Tel Aviv. Le forze occupanti israeliane però glielo impediscono mettendo a rischio la sua vita. Zohar ha definito la vittoria “una vergogna” e ha dichiarato che “non c’è schiaffo più grande per i cittadini israeliani” di un premio che, a suo dire, “sputa in faccia ai nostri soldati eroici”. Ha quindi annunciato che, a partire dal prossimo anno, gli Ophir Awards “non saranno più finanziati con denaro pubblico”.
Le polemiche erano già iniziate con l’annuncio delle nomination, che includevano anche Yes di Nadav Lapid, folgorante e feroce satira contro la nomenklatura israeliana e la sua totale complicità morale nel genocidio a Gaza, e Oxygen di Natali Braun, incentrato su una madre che cerca di sottrarre il figlio al servizio militare. Il Ministro aveva accusato i premi di promuovere “narrazioni palestinesi” a scapito degli interessi nazionali. A dimostrazione, insomma, di come tutti i regimi siano uguali. Ma anche di come l’arte debba restare libera.
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