Ribellarsi è giusto. La Campania delle stragi naziste e delle rivolte, in un doc

In sala nella settimana del 25 aprile, per Istituto Luce Cinecittà col supporto Anpi ed Emergency, “Terra bruciata”, il doc di Luca Gianfrancesco dedicato ad una pagina inedita della Resistenza: le stragi naziste e la ribellione delle popolazioni campane, preludio alle “4 giornate di Napoli”. Nell’Europa attraversata dalle spinte illiberali, al limite del neo-fascismo, questo film può servire non solo per una mesta rievocazione, ma per costruire un allarme, una nuova rivolta …

 

Siamo abituati a rievocare la Resistenza, la guerra di Liberazione dal nazismo, le tappe del nazismo stragista, il vittorioso 25 aprile, come una storia soprattutto del Nord.

C’è un elenco ricorrente che rievoca le terre bruciate dall’odio, delle carneficine. Una “viacrucis” che porta nomi entrati nella storia: Marzabotto, Fosse Ardeatine, Boves, Sant’Anna di Stazzema… Esiste un sito www.straginazifasciste.it che compila un atlante di quegli eventi.

C’è però un’altra “terra bruciata”, un luogo fino ad oggi quasi dimenticato. Un film-documentario, intitolato appunto Terra bruciata, lo riporta prepotentemente alla memoria. È un’ opera di Luca Gianfrancesco e racconta la storia di una fucilazione di massa a Conca della Campania e poi di tante altre vicende che hanno come cornice l’alto Casertano. Tutto si svolge nell’autunno del 1943, subito dopo l’otto settembre. Con i tedeschi in fuga e che prima di abbandonare i territori occupati incendiano, uccidono devastano.

Un racconto drammatico reso con particolare cura da un intreccio tra la accurata documentazione dell’epoca (attraverso le testimonianze degli storici Giuseppe Angelone, Giovanni Cerchia, Felicio Corvese) e la realizzazione di una fiction affidata a interpreti come Antonio Pennarella, Paola Lavini, Antonello Cossia, Gabriele Marcello, Eliana Conte Lucianna De Falco, Mino Sferra, Arturo Sepe, Paola Lavini.

Mentre gran parte del racconto è assegnato alla viva voce di Graziella di Gasparro. Quest’ultima era, in quel 1943, una bambina e aveva visto il padre trascinato nei boschi con altri per essere poi assassinato senza ragione. È stata lei a dedicare gran parte della propria vita al tentativo di dar voce a quelle vicende e a una memoria da tener viva.

Sono state oltre un migliaio le vittime di quelle zone, cadute per mano nazista. Colpisce la presenza di ultraottantenni superstiti che non esitano a descrivere le condizioni di quelle popolazioni costrette alla fame perché gli invasori le depredavano dei viveri. Spesso costretti ad abbandonare le proprie abitazioni per trovare rifugio nelle caverne sparse tra i monti. Spesso in fuga per non essere intrappolate dai rastrellamenti organizzati per condurre gli uomini di ogni età, anche ancora ragazzi, nei campi di lavoro in Germania.

Con episodi di grande valore, come quello del gruppo di ebrei rifugiati nel piccolo comune di Tora e soccorsi, protetti da gran parte degli abitanti. Una serie di sequenze ricordate anche con l’ausilio di un documentario portato a termine in quell’epoca da un regista americano.

Certo c’è una differenza, tra queste situazioni ed altre vissute nel Nord Italia. Qui, nell’alto Casertano, è meno presente un tessuto democratico organizzato. Con un ruolo affidato a partiti, associazioni, prime brigate partigiane. C’è la sofferenza, la disperazione, la presa di coscienza del “nemico”, ma non c’è ancora la rivolta di massa.

Mentre si è come immersi tra due fuochi: le angherie naziste e i bombardamenti americani. Come farà notare uno degli storici interpellati questa situazione durerà “fino alle 4 giornate di Napoli”. Quando il popolo insorge e libera la città. Stabilendo una specie di spartiacque.

Oggi in quei luoghi è stato eretto un memoriale e nel documentario di Luca Gianfrancesco si rievoca una cerimonia, svoltasi nel 2016, con la partecipazione di una cittadina tedesca: Susanna Wasum-Rainer, ambasciatrice federale della Germania. Che pronuncia parole importanti richiamando il dovere di “costruire un futuro diverso in Europa”.

Parole che fanno pensare a come, invece, oggi in Europa nascano spinte illiberali, al limite del neo-fascismo. Basti pensare all’Ungheria, alla Polonia, all’Austria. E anche tra noi in Italia, nel Sud e al Nord, non mancano rigurgiti fascisti, spinte autoritarie. Ecco questa Terra Bruciata può servire, in questo speciale 25 aprile, non solo per una mesta rievocazione, ma per costruire un allarme, una nuova rivolta.