Se la notte non finisce più. Francesco Di Leva padre dolente nella Napoli degli sconfitti al cinema
In sala dall’8 maggio (per Luce Cinecittà) “Nottefonda” esordio alla regia di Giuseppe Miale Di Mauro, fondatore insieme a Francesco Di Leva del Nest, progetto sociale e scuola di teatro in uno dei quartieri a rischio di Napoli. Partendo dal suo romanzo, “La strada degli americani” (Frassinelli), la discesca agli inferi di un padre che, persa la moglie in un incidente d’auto, sprofonda nel dolore fatto di crack e alcool, passando tutte le notti, accompagnato dal figlio 13enne, alla ricerca del pirata della strada che l’ha uccisa. Protagonista lo stesso Di Leva affiancato da suo figlio Mario. Passato alla Festa di Roma

“In questo mondo, a papà, non c’è posto per chi si caca nelle mutande”. È il mantra educativo che Ciro, vedovo disperato e allo sbando, offre al figlio Luigi 13 anni, porgendogli una pistola e intimandogli di sparare al cane ferito che trasporta nel portabagagli, dopo la sconfitta ad un incontro clandestino. È un passo del romanzo che ha ispirato la pellicola, ma, non cacarsi nelle mutande è la via maestra per la sopravvivenza dei personaggi sconfitti di Nottefonda, il film di Giuseppe Miale Di Mauro, con Francesco e Mario Di Leva, presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma nella sezione Freestyle.
Liberamente tratto dal libro La strada degli americani (Frassinelli, 2017) dello stesso regista Giuseppe Miale Di Mauro, il film è un impasto ad alta concentrazione napoletana. Non solo la trama, gli attori, la musica struggente, l’ambiente, ma anche le radici di questo esordio alla regia vengono da uno degli esperimenti più squisitamente Napoletani che la città sa offrire.
Si chiama Nest, ed è la scuola di teatro che gli stessi Giuseppe Miale Di Mauro e Francesco Di Leva (premiato col David di Donatello nel 2023 come attore non protagonista nel film Nostalgia di Mario Martone) fondarono 10 anni fa nella palestra di una scuola abbandonata di San Giovanni a Teduccio, grazie agli sforzi di un gruppo di artisti e tecnici napoletani. Un gran bel nido. Una realtà collegata alla produzione cinematografica napoletana Mad Enterteainment, con Rai Cinema, insieme a Leocadia.
“Questa storia è dentro di me da molto tempo, ormai. Ho scritto il romanzo qualche anno fa – racconta il regista -. Poi ho capito che il libro poteva diventare una scatola da cui raccogliere pezzi per costruire una nuova storia. Così mi sono concentrato a raccontare la storia di un uomo disperato, in lotta perenne con la sua ferita inguaribile.”
L’uomo sconfitto dal suo dolore è Ciro, passa tutte le notti in auto a cercare il pirata della strada che ha ucciso la moglie, lo accompagna, come un angelo custode, il figlio Luigi, che si nasconde nel portabagagli per non restare solo a casa, ma soprattutto per non lasciare solo il padre nella sua discesa agli inferi fatta di crack, alcool, una devozione ai suoi rituali di dolore quasi maniacale: porta fiori nel luogo dell’incidente, resta ogni notte 10 minuti davanti all’ospedale dove lei è morta. È un rapporto dolcissimo quello che lega padre e figlio e che ci fa intuire l’umanità di Ciro prima della deriva. Una storia quasi tutta notturna e onirica. E quel refrain: non cacarti nelle mutande diventa un appello a resistere rivolto agli sconfitti.
Accanto al padre e al figlio Di Leva (nella realtà e nella finzione) recitano una grande Dora Romano, Adriano Pantaleo, Valeria Colombo, Giuseppe Gaudino e Chiara Celotto.
Carla Chelo
Giornalista. Ha lavorato all'Unità, al settimanale Diario e in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica, Alice Werblowsky e da sola una guida sul verde in città: "Milano, Parchi e giardini", Touring club italiano.
23 Gennaio 2017
Cercando la memoria di un padre siciliano di Hollywood
È "Magic Island ", documentario di Marco Amenta scritto con Roberto Scarpetti,…



