Sotto la neve con Rocco Schiavone. Il ritorno su Rai2 di un grande Marco Giallini

Da mercoledì 2 ottobre torna in prima serata su Rai2, “Rocco Schiavone”, il commissario nato dalla penna di Antonio Manzini. Quattro serate con un grande Marco Giallini nei panni del popolare commissario sempre più solitario e dolente. Bella la regia di Simone Spada che regala una Aosta sotto la neve. Nevica quasi sempre, la città è coperta di neve, le montagne sono bianche. Bianco è il colore dominante di tutto l’episodio. “Sotto il biancore della neve si nasconde il marciume della società”, sottolinea il direttore di rete Carlo Freccero …

Torna mercoledì 2 ottobre, in prima serata su Rai2, il grande Rocco Schiavone-Marco Giallini. Grande perché il personaggio nato dalla “penna” (tastiera?) di Antonio Manzini, edito da Sellerio, ha conquistato ormai il pubblico dei lettori e dei telespettatori italiani e di molti altri paesi a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Germania. Ma grande soprattutto per la straordinaria interpretazione di Giallini, ormai riconosciuto come uno dei pochi grandi attori italiani contemporanei.

Quasi superfluo raccontare la storia di Rocco Schiavone. I suoi fans la conoscono a menadito. Se qualcuno si ponesse però alla visione per la prima volta, si può dire soltanto che si tratta di una sorta di antieroe, un poliziotto con molti dubbi su quale sia il confine netto fra il bene e il male. E che in qualche occasione quel confine lo ha varcato.

Che ha un passato di frequentazioni dubbie, con eterni amici di giovinezza che continuano a vivere ai margini, e oltre, della legalità. Che adesso si trova ad essere odiato da uno di loro che lo crede, ingiustamente, un traditore. E che lui stesso è stato tradito, o almeno così sembra, da una donna di cui si era innamorato. Ma che soprattutto è ancora dolorosamente accompagnato dal ricordo di Marina, la moglie amatissima ammazzata nel 2007, mentre era in macchina accanto a lui, a Roma, sua città di nascita e di vita vissuta. Moglie che ancora continua ad apparirgli come un amichevole fantasma che lo aiuta con buoni consigli a vivere, nonostante tutto, il mestiere della vita.

Aggiunta finale: per motivi disciplinari Rocco è stato trasferito da Roma ad Aosta dove vive guardando le grandiose rovine romane, in compagnia di un cagnolino e con l’amicizia di un adolescente vicino di casa.

In breve la storia di questa prima puntata. Schiavone, dopo tanti successi investigativi narrati nelle serie precedenti, è stanco di tutto. Del passato che lo tormenta. Degli affetti perduti che nessuna puttana gli potrà mai restituire. Del clima freddo che lui, cresciuto al solicello de Roma, sente sostanzialmente ostile. Dei suoi collaboratori alcuni dei quali ritenuti incapaci e perfino deficienti.

Insomma è in una crisi di depressione. E che fa? Si chiude in casa e adducendo la scusa di una leggerissima febbriciattola, come un bimbo che non vuole andare a scuola, si dà malato. Si barrica fra le sue quattro mura, si ingolfa di pigiama, maglioni e plaid e si rifiuta al mondo.

Ma come in ogni giallo che si rispetti, ci scappa il morto. E Rocco deve occuparsene. Ma questa volta lo fa da casa. E come Nero Wolfe faceva sgambare al suo posto Archie Goodwin, lui indaga attraverso la sua squadra. Naturalmente risolverà il caso dell’uccisione di un vecchio prete spretato, ma per mettere la parola fine su un caso apparentemente senza capo né coda, dovrà vincere la pigrizia, farsi forza, vestirsi, mettersi le clarks e il loden, uscire di casa e avventurarsi fra la neve. Perché, lo ammonisce il fantasma della amata moglie Marina, in una benefica apparizione, “stare fermi non è vivere”.

Inutile dire che alla Rai sprizzano soddisfazione per questa ennesima fiction vincente. La direttrice di Rai fiction (che lo ha coprodotto con Cross production) Titti Andreatta, la presenta come l’affermazione di “un prodotto sofisticato destinato a un pubblico giovane” e parla di Rocco come di “un personaggio di rottura”.

Ora è forse inutile tornare a sproloquiare sui confronti. Ogni personaggio è un mondo a parte. Ma certo, mentre va in onda sull’ammiraglia Rai1, l’ennesima replica delle repliche dell’eterno Montalbano, il commissario senza macchia e senza paura, non si può non osservare quanto Rocco Schiavone, col passato così così, che si rolla canne a tutto spiano, che fuma ininterrottamente, sia lontano da quel modello. E non è un caso che per questo non vada in onda sulla rete maggiore.

Bella la regia di Simone Spada, terzo regista a dirigere la serie dopo Michele Soavi e Giulio Manfredonia, che ci offre una serie infinita di bellissimi e intensi primi piani di Giallini, dolente e “malinconico, non depresso” secondo quanto sostiene lo stesso attore. Primi piani che non ammettono trucchi. O si è bravi o non lo si è. E Giallini è bravissimo. “È un fuoriclasse, un attore e un amico straordinario” riconosce Spada.

Bella anche la sua regia nel regalarci una Aosta sotto la neve. Nevica quasi sempre, la città è coperta di neve, le montagne sono bianche. Bianco è il colore dominante di tutto l’episodio. Anche se, nota il direttore di Rai2, Carlo Freccero che si è trovato il prodotto già bello che fatto, “sotto il biancore della neve si nasconde il marciume della società, si nascondono le trame di vite che sono un groviglio di dolore e di sofferenze”.

Due ore di godimento sono assicurate. E già con grande onestà Soave ci fa intravedere situazioni e personaggi che saranno al centro delle prossime puntate.