Storia di Nojoom che ha divorziato a 10 anni

In sala da 12 maggio “La sposa bambina” della regista yemenita Khadija Al-Salami, tratto dal romanzo autobiografico della piccola protagonista, diventata il simbolo della ribellione contro questa usanza arcaica e disumana…

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Non poteva che essere Khadija Al-Salami, prima donna yemenita a diventare filmmaker e produttrice, a portare al cinema La sposa bambina, la vera storia della piccola Nojoom, prima bambina yemenita ad aver ottenuto il divorzio da un marito di vent’anni più grande di lei.

Khadija e Nojoom sono due donne accomunate da un vissuto tragico – quel matrimonio che per entrambe è arrivato troppo presto spezzando il sogno dell’infanzia – che ora raccontano attraverso il cinema denunciando una pratica barbara e tribale, dovuta a un’ignoranza ancora predominante in gran parte del paese.

Nojoom è una bambina allegra e spensierata, lucente come vuole il suo nome, che significa “le stelle”, ma il suo destino sembra già segnato quando il padre, pur amandola, lo cambia in Nojoud, “nascosta”. Inizia così un viaggio nei villaggi dello Yemen, dove a paesaggi mozzafiato si alterna la brutalità di usanze antiche, radicate nella mentalità delle tribù ed ignorate dalla legislazione istituzionale.

Il padre di Nojoom è in difficoltà economiche, il lavoro scarseggia e il destino gli ha riservato più di una figlia femmina. Non resta che fare “quello che fanno tutti nei piccoli paesi”, consegnare la propria figlia ad un altro contadino del villaggio, in cambio di una somma di denaro che permetta la sopravvivenza della famiglia.

Nojoom è così costretta a sposarsi con un trentenne, il quale promette di rispettarla e attendere la pubertà prima di consumare il matrimonio. Ma le parole dell’uomo cadono nel vuoto, così come i sogni di questa bambina che al proprio matrimonio si allontana dai festeggiamenti per andare a giocare con le amiche. Nojoom viene violentata e costretta ad aiutare l’anziana suocera nelle faccende di casa. Dopo vari tentativi di fuga riesce a raggiungere il tribunale di Sana’a, dove troverà un giovane avvocato disposto ad accompagnarla in questa battaglia per il divorzio.

Con un taglio documentaristico, il più fedele possibile alla realtà, e con lo sguardo di chi quel paese e i suoi costumi li conosce fin troppo bene, la regista Al-Salami penetra e contestualizza con dedizione e puntualità tutti gli aspetti di questo dramma che colpisce moltissime giovani ragazze.

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Tutto viene approfondito, dalle dinamiche economiche e sociali che spingono il padre ad un gesto consapevole ma di cui ignora l’inumanità, a quelle che portano l’intera famiglia a diventarne i complici e guardare al “marito” come a un benefattore. Dal contrasto tra la mentalità e la giustizia dei tribunali cittadini e il codice non scritto dello sceicco delle tribù, ad una spaventosa mancanza di solidarietà da parte delle altre donne coinvolte indirettamente nella vicenda. Senza staccarsi mai dagli occhi determinati e, nonostante tutto, sognanti di una bambina che per prima ha avuto il coraggio di spalancare gli occhi degli altri, serrati dall’ignoranza.

La sposa bambina è un film necessario, che diventa documento cinematografico dopo esser stato un libro, Io, Nojoud, dieci anni, divorziata (Piemme), scritto nel 2008 dalla stessa Nojoud Ali e dalla giornalista franco-iraniana Delphine Minoui, tradotto in 15 lingue e venduto in 35 paesi. Nojoud è diventata così il simbolo planetario della lotta ai matrimoni forzati tra adulti e bambini, e nel 2008 è stata inserita anche nella lista di Glamour, come la più giovane divorziata al mondo.

Mentre il film di Khadija Al-Salami ha vinto il premio Best Fiction al Dubai Film Festival, accendendo i riflettori su questa pratica tribale, rivendicando il diritto alla vita, ed esortando al rinnovamento e alla crescita culturale di un paese ancora troppo arretrato. Nel linguaggio del cinema Khadija Al-Salami e Nojoud Ali hanno unito le loro voci di libertà. La sposa bambina sarà nelle sale italiane dal 12 maggio per Barter Entertainment.


Francesco Trotta

apprendista