Taormina Film Fest 67. Torna il cinema “glocal” tra road movie, horror e adattamenti distopici


L’industria filmica nazionale riparte dal sud nella Sicilia del Taormina Film Fest, rassegna cinematografica isolana che dal 27 giugno al 3 luglio riaccende le luci del Teatro Antico in questa 67esima edizione ricchissima di proposte che spaziano tra generi e talenti, notevoli esordi e regie al femminile, proposte italiane, europee e extra-europee nuove ai riflettori del cinema più pop ma decisive per questa stagione cinematografica estiva in decollo post-pandemico.

Sotto il patrocinio della Fondazione Taormina Arte Sicilia e la firma di Miss Marx Susanna Nicchiarelli a capitanare la giuria, saranno presentate sei opere prime e seconde, insieme a sette première nazionali e internazionali, che abbracciano drama, dark comedy, horror e animazione fino alla distopia più cupa. All’autorialità italianissima di A Classic Horror Story di Roberto De Feo e Paolo Strippoli  (prima distribuzione Netflix ad approdare a Taormina), si aggiungono in corsa lo svizzero Niccolò Castelli col suo Atlas, l’israeliano Honeymood di Tanya Lavie, l’Iran di Rezvan Pakpour raccontato in Fractal e il debutto al lungometraggio del tedesco Daniel Brühl con Next Door. Per finire, l’Oriente fa capolino nella line-up dei film in gara con la pellicola cinese Long Day di Yumo Luo.

Il rito del cinema si rinnova in una dimensione “glocal”, a metà tra radici e proiezioni di respiro globale, anche nella sezione dei fuori concorso, snodandosi tra l’italo-francese Occhi blu, esordio alla macchina da presa di Michela Cescon,  il Peter Rabbit 2 – Un birbante in fuga diretto da Will Gluck, produzione USA a metà strada tra action e cartoon (presentato in contemporanea anche alla TimVision Floating Theatre Summer Fest di Alice nella Città) e Pierre Pinot dalla Francia con La signora delle rose (La fine fleur).

A sventolare il tricolore c’è invece Davide Ferrario al road movie con Boys e Claudio Cupellini nell’adattamento La Terra dei figli dal graphic novel di Gipi (Coconino Press, 2021), un post-apocalisse a fumetti tradotto in 17 paesi e pluripremiato (Prix Utopiales BD di Nantes e Premio Boscarato al Treviso Comic Book Festival, tra gli altri), che racconta in scala di grigi e dialoghi scarni le dinamiche padre-figlio in una Terra del domani infestata da veleni e predatori. Una lotta per la sopravvivenza che parla dritta al nostro presente e a un futuro che ci appare sempre più compromesso, portata sul grande schermo coi volti di Valeria Golino, Valerio Mastandrea e Paolo Pierobon.

Tra gli eventi collaterali, la presentazione speciale del doc Summer of Soul  di Ahmir Thompson (in arte “Questlove”), con la sua Woodstock black ricostruita con materiale d’archivio inedito, Florestano Vancini e il suo Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato in una veste digitale restaurata e Lo schermo a tre punte di Giuseppe Tornatore, ospite al Festival per un dialogo con Università siciliane e Centro Sperimentale di Cinematografia.

Insieme a lui, anche Fabrizio Catalano – nipote di Sciascia che in occasione del suo centenario presenterà il libro Sciascia e cinema, conversazioni con Fabrizio (Rubbettino, 2021) e Ferzan Özpetek, che nel ventennale de Le Fate Ignoranti incontrerà il pubblico di Taormina per ripercorrere la sua parabola artistica.

Un buon segnale di rinascita a dimostrare che la settima arte può ripartire in tutta sicurezza.