Tutto in un giorno di festa. Amori fuori classe nel bestseller di Graham Swift (riletto da Eva Husson)

Graham Swift è uno degli scrittori britannici più apprezzati. Uno dei suoi recenti bestseller, “Un giorno di festa” tradotto in Italia da Neri Pozza torna d’attualità per l’adattamento cinematografico della regista francese Eva Husson in arrivo nelle sale con Lucky Red. Nella società fortemente classista della Gran Bretagna anni Venti l’emancipazione – e l’amore – di una giovane domestica sola al mondo che si farà scrittrice. Grande cast ma troppo manierismo …

Graham Swift, londinese, classe 1949, è uno degli scrittori britannici più apprezzati. Narratore di storie immerse nella grande Storia oltre ad essere amato dal grande pubblico lo è parecchio anche dal cinema.

Eva Husson, francese, classe 1977 è una regista di origini spagnole (i nonni erano combattenti repubblicani) che ha raggiunto la notorietà a Cannes 2018 rendendo un pessimo servizio alla causa curda con un film retorico e insopportabile, il suo secondo, dedicato alle partigiane yazide (Les filles du soleil ).

La passione per le battaglie delle donne deve essere stato il motore – anche in questo caso – che l’ha avvicinata a Un giorno di festa, romanzo breve dello scrittore inglese, ultimo dei suoi tradotti in Italia da Neri Pozza, dal titolo originale Mothering Sunday, ripreso anche dal film presentato all’ultimo festival di Cannes e riproposto alla Festa di Roma.

È sullo sfondo di questa festa della mamma del 1924 – attenzione: una guerra mondiale è appena finita col suo carico di morti e l’altra sta per arrivare – che Graham Swift racchiude in sole 24 ore e in sole 138 pagine di tensione e sensualità, il percorso di emancipazione di una domestica immergendolo nel dramma di tre famiglie dell’upper class inglese, ciascuna segnata dalla morte dei figli al fronte.

È Jane, infatti, la bella protagonista, orfana e sola al mondo con il suo amore clandestino per Paul. Lui è il giovane rampollo e l’unico figlio rimasto della famiglia Sheringham, a sua volta promesso sposo all’altolocata Emma Hobday. È proprio in quel giorno di festa che le tre famiglie riunite per il pranzo vogliono festeggiare le annunciate nozze.

Ma Paul al pranzo non arriverà. È insieme a Jane, in quel giorno fatale, a consumare il loro ultimo attimo di intimità, per la prima volta a casa di lui. Quasi per un momento ad annullare la feroce differenza di classe tra serva e padrone che fa da contrappunto a tutto il racconto, rendendo il tema sociale protagonista al fianco della protagonista.

Eva Husson, alla ricerca (soprattutto) della sensualità delle pagine di Graham Swift, si lancia in calligrafici primi piani, sguardi, dettagli di bocche socchiuse, corpi, rallenty e voci sussurranti. La cura estrema degli ambienti d’epoca, dei costumi, la bravura del cast di tutto rispetto (Olivia Colman, Josh O’Connor, Colin Firth, Odessa Young, Glenda Jackson, Sope Dirisu) e la volontà di portare in primo piano l’esperienza di Jane che ritroviamo molti anni dopo ormai scrittrice (forse) affermata con un nuovo amore (che però perderà anche stavolta), non bastano a dare a Mothering Sunday la profondità e la forza necessarie del melodramma d’autore. Il cinema di James Ivory, per capirci, è ben altra cosa.

Il cinema ispirato ai libri di Graham Swift, invece, che negli anni ha avuto una sua fortuna è rappresentato principalmente da due titoli, entrambi di produzione inglese. Waterland – Memorie d’amore (1992) di Stephen Gyllenhaal, sì proprio il papà degli attori Jake e Maggie a partire dal romanzo Il paese dell’acqua (1983) che insegue le esistenze di una manciata di personaggi sullo sfondo paludoso di una zona dell’Inghilterra e L’ultimo bicchiere (2002) di Fred Schepisi, trasposizione con un grande cast di Ultimo giro (1996) memorie agro-dolci di un gruppo di vecchi amici riuniti dalla scomparsa di uno di loro.

Mothering Sunday arriverà nelle nostre sale distribuito da Lucky Red.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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