Una casa tutta per sè. Il sogno modernista di Eileen Gray, pioniera del design al cinema

In sala dal 12 marzo (per Trent Film) “E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare” ritratto a quattro mani (Beatrice Minger e Christophe Schaub) della pioniera irlandese del design e del suo percorso artistico all’interno del modernisto, alla ricerca di nuovi spazi dove vivere lontano dagli schemi maschili e dove unire cuore e mente. Il risultato è quella sua villa sul mare, modello di modernità poetica che unfluenzerà l’architettura a venire …

Artiste donne alla ricerca di nuove forme e nuovi spazi dove vivere e lavorare lontano dagli schemi maschili. È questo il cuore di E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare, film scritto e diretto dalla svizzera Beatrice Minger con Christophe Schaub, frutto di lunghe ricerche e décor sofisticati.

L’artista irlandese Eileen Gray e la sua ricerca all’interno di quel modernismo che, negli anni Venti del Novecento, stava rivoluzionando il panorama delle arti in Europa e nel mondo, sono la storia.

Donne libere, emancipate, indipendenti, pilote di aerei e automobili, lanciate in questo nuovo secolo tutto da disegnare e costruire. Architettura, Arte, Moda tentano di riscattare un ‘800 stanco e “manierista” in cui la figura della donna interpreta la “modella” di studio.

Eileen Gray nasce nel 1878 in una famiglia aristocratica irlandese, entra presto in contatto con le idee delle avanguardie artistiche europee di inizio ‘900, frequenta ambienti cosmopoliti e conosce artiste indipendentiste come la statunitense Romaine Brooks e altre donne che si definivano “sapphiste”.

Incapace di credere nel matrimonio Eileen ha condiviso la sua vita con pochi amori, rimanendo sempre una figura profondamente anticonformista. La libertà artistica, per lei, veniva prima delle convenzioni sociali o sentimentali.

Dopo le prime esperienze a Londra, Gray si trasferisce a Parigi, apre il suo atelier e si dedica allo studio di nuovi materiali — glass, lacche, acciaio — combinandoli in forme geometriche essenziali e lineari, spesso caratterizzate da colori netti e contrasti decisi. Poltrone in pelle nera emergono su sfondi grigi e opachi che si stagliano come ombre diafane.

La sua idea di spazio domestico appare audace e futuristico: un ambiente costruito attraverso luce, ombra e colore, che sembra uscire direttamente dall’immaginario espressionista de Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, capolavoro del cinema muto.

Gray intuisce e progetta nuovi modi di abitare lo spazio con nuovi mobili per “l’uomo nuovo”. Il suo linguaggio si allontana dai precedenti movimenti artistici, Art Déco ecc, per avvicinarsi all’immaginario della modernità: quello delle macchine volanti, dei punti di osservazione dall’alto, dell’automobile come casa in movimento, le abitazioni concepite come “macchine per abitare”.

Negli anni Venti Gray incontra Jean Badovici, fondatore della rivista L’Architecture Vivante. Il loro rapporto, intellettuale e affettivo, rimane enigmatico. Insieme scrivono il saggio From Eclecticism to Doubt (1929), in cui criticano apertamente il modernismo dominante e Gray propone una visione alternativa dell’abitare. L’architettura moderna è come troppo intellettuale — soprattutto nel caso di Le Corbusier e dei suoi celebri cinque punti dell’architettura. La sua ricerca tenta quindi una sintesi diversa: uno spazio rigoroso ma capace di vibrare di sentimento. Mente e cuore insieme.

Gray e Badovici cercano un luogo dove sperimentare le teorie esposte. Il confine tra terra e mare — diventa il luogo della sperimentazione ed è su questo margine che nasce il progetto “E.1027, lla casa sul mare”.

Nel film la voce interiore di Gray ci guida in un percorso che attraversa spazi astratti, disegnati, ambienti di studio e infine si “tuffa” nel reale “reale”, nel blu e nell’azzurro della casa “E.1027”. Il materiale d’archivio offre il contesto storico, fino all’unica e ultima intervista filmata di Eileen Gray, realizzata dalla tv irlandese nel 1975.

Natalie Radmall e Charles Morillon interpretano rispettivamente Eileen Gray e Jean Badovici. Raccontano il progetto e la costruzione della villa E.1027 e svelano il loro complesso rapporto umano. Il nome stesso della villa è un codice: E per Eileen, 10 per la J di Jean, 2 per Badovici e 7 per Gray. Una formula che riflette la complessità del loro legame affettivo e professionale.

La casa è concepita come un organismo sensibile, un modello di modernità poetica. La materia architettonica viene plasmata attraverso dettagli, finiture, luce e colore, che nel progetto di E.1027 si alternano in un ritmo quasi musicale.
Anche grazie a questa casa, negli anni Venti la “villa sul mare” diventa una moda tra l’aristocrazia parigina. La Costa Azzurra si popola di figure centrali della cultura del tempo, da Picasso a Léger fino a Le Corbusier.

Nel 1931 Gray lascia definitivamente E.1027 e si ritira dalla vita pubblica. A 54 anni sente il bisogno di isolamento e si trasferisce nella sua seconda casa, Tempe à Pailla, sulle colline di Castellar: più piccola, ma ancora più sofisticata.

Le Corbusier arriva alla villa E.1027 quando la Gray non ci vive più. È Jean Badovici a chiedere a Le Corbusier di dipingere alcuni murali sulle pareti interne ed esterne della casa. Eileen Gray ne viene a conoscenza attraverso una publicazione su una rivista, ne rimane contrariata e chiede a Badovici che vengano rimosse le opere pittoriche.
Ancora oggi studiosi e restauratori discutono sulla paternità e sulle responsabilità di quell’intervento. La stessa ristrutturazione della villa è stata segnata da interpretazioni opposte. Oggi E.1027 è un museo aperto al pubblico dove queste diverse letture continuano a confrontarsi.

Eileen Gray muore nel 1976 a 98 anni. Prima di morire chiede alla nipote di distruggere tutta la sua corrispondenza privata. Voleva che restasse solo la sua opera.
Il film nasce da un lungo lavoro di ricerca: studi documentari, incontri con esperti e numerose visite alla villa.
Distruggendo la sua corrispondenza privata, Eileen Gray ha lasciato un messaggio chiaro: parlare di lei attraverso la sua arte.

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