Un’estate al mare senza Rohmer. Ozon alla prova del primo amore arriva in sala

In sala dal 3 giugno (per Academy Two)”Estate’85” di François Ozon, adattamento del romanzo, “Danza sulla mia tomba” di Aidan Chambers (Bur), arrivato dal listino Cannes Label. In Francia, tra luglio e agosto negli anni Ottanta, per raccontare un fortissimo e spiazzante primo amore omosessuale in quell’età turbolenta che sta per scavalcare, spesso pericolosamente, l’adolescenza.  “Premio del Pubblico BNL” della 15° Festa del cinema di Roma…

Estate. Stessa spiaggia, stesso mare.
In Francia, tra luglio e agosto negli anni Ottanta, per raccontare i sentimenti dei giovani in quell’età turbolenta che sta per scavalcare, spesso pericolosamente, l’adolescenza.

Più o meno gli stessi anni in cui Éric Rohmer ambientava il suo Pauline à la plage in Normandia o una decina di anni dopo in Bretagna il suo Racconto d’estate.

È a quell’ Estate’85, epoca in cui François Ozon aveva ancora 17 anni – un anno in più del giovane protagonista, e uno di meno del suo seduttore – che il poliedrico regista, dichiaratamente omosessuale, dedica e sceglie di ambientare questa storia liberamente ispirata a Danza sulla mia tomba di Aidan Chambers, edito in Italia dalla Bur.

Come in Racconto d’estate di Rohmer, anche qui Alexis è da poco arrivato in una città di mare dove cerca di ambientarsi; anche qui a prendere l’iniziativa di parlargli è una ragazza, ma, mentre nel raffinato film sentimental-filosofico de l’ex critico di Cahiers du Cinéma,
la partita, ricca di panorami, passeggiate e parole, si gioca tra lui e tre ragazze, in questo caso, tra due ragazzi e una ragazza, c’è un altro giocatore: la morte. Che Alexis ammette in apertura: “mi interessa da sempre”.

Lo confessa distrutto in una stazione della Polizia dove l’hanno portato e dove un’assistente sociale cerca di farlo parlare per aiutarlo in qualche modo, visto che è chiuso in un ostinato e dannoso silenzio.

Perché sia lì, rischiando veramente di finire in galera, il film ce lo racconta a tappe, che non vorremo definire tecnicamente flash back, quanto piuttosto puntate di un percorso di elaborazioni di un lutto di cui il giovane Alex (Félix Lefebvre) si sente responsabile e che lui riesce a fare, stimolato da un suo professore, solo spingendo i tasti di una rossa Valentine (quella splendida macchina da scrivere che si è inventato per la Olivetti Ettore Sottsass nel ‘68).

Insomma, grazie alla scrittura del suo romanzo, unico mezzo, per molti, che permetta di fuggire e a volte superare la propria storia.
In questo caso della prima fortissima attrazione e seduzione nei suoi confronti da parte del diciottenne David (Benjamin Voisin), il ragazzo che in un mare in tempesta lo salva dal naufragio con la sua barca “Calypso” e se lo porta nella casa dove vive con una mamma neo-vedova apprensiva, petulante, ma anche fin troppo accogliente (Valeria Bruni Tedeschi).

Storia durata 6 settimane, 3.628 ore e non so quanti secondi, di un fortissimo e spiazzante primo amore omosessuale, ma anche di un ancor più forte inaspettato doppio tradimento tra il “coniglietto” Alexis, perfettamente interpretato, e il seduttivo David, forse meno azzeccato.

Danza sulla mia tomba che da’ il titolo al libro, ma non al film di François Ozon (che uscirà in Italia distribuito da Academy Two) è il patto che David chiede di mantenere per chi dei due sarà il primo a morire.