Uso e riuso. La memoria di Lumumba e la tragedia di Gaza tra i vincitori di UnArchive Found Footage Festival

Il 1° giugno 2025, al Cinema Intrastevere di Roma, si è concluso UnArchive Found Footage Festival (prodotto dall’AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) con la premiazione delle opere vincitrici nelle tre sezioni del concorso internazionale.

Soundtrack of a Coup d’État del regista belga Johan Grimonprez si aggiudica il premio come Miglior Lungometraggio, mettendo d’accordo sia la giuria internazionale (composta da Federica Foglia, Costanza Quatriglio ed Eyal Sivan) che la Giuria Studenti UnArchive 2025 (guidata da Agostino Ferrente). Un film, straordinario, che indaga sulle sfumature del neocolonialismo e la complicità dei governi statunitense e belga nell’assassinio del leader congolese Patrice Lumumba, raccontato a ritmo di Jazz, protagonista indiscusso di questo documentario fiume costato all’autore sei anni di approfondite ricerche d’archivio. Un invito agli spettatori e alle spettatrici a riflettere sulla memoria e sul ruolo civile che essa svolge nella contemporaneità.

Anche sul Miglior Cortometraggio le due giurie concordano premiando Man Number 4, dell’inglese Miranda Pennell: protagonista l’inquadratura di un desktop, un’immagine catturata sulla striscia di Gaza a dicembre 2023, volta a concentrarsi sulla passività dello sguardo contemporaneo, sulla responsabilità ed il potere che esso detiene. Una rieducazione dello sguardo necessaria per i tempi odierni. Ad esso è affiancata, dalla giuria internazionale, una menzione speciale per Like a Sick Yellow, diretto da Norika Sefa, in cui il dialogo tra la regista kosovara e la sua memoria familiare, permeato da una guerra onnipresente ma mai presente sullo schermo, diventa il simbolo dell’inestricabile coesione tra vita familiare e politica.

Il Premio per il Miglior utilizzo creativo del materiale d’archivio, invece, è stato assegnato ad opere diverse. La giuria internazionale lo assegna a Trains, del polacco Macie J. Drygas: il treno diviene uno spazio errante tra dolore, felicità, storie quotidiane, la storia del Novecento. Una lezione di storia contemporanea, ma anche una lezione sulla potenza evocativa del cinema.

La giuria studenti premia I’m Not Everything I Want to Be, di Klára Tasovská, per aver costruito una narrazione potente e raffinata attraverso cui fotografie immobili e mute prendono voce e corpo, ridando dignità all’artista ceca (come la regista) Libuše Jarcovjáková. Accanto a quest’opera, due menzioni speciali: My Armenian Phantoms dell’armena Tamara Stepanyan (per l’intreccio tra la storia del popolo armeno e quella personale, capace di illuminare un cinema spesso dimenticato); Razeh-Del dell’iraniana Maryam Tafakory (in cui lo sguardo delle donne iraniane diventa centrale, costituendo un atto di autodeterminazione imponente).

Questa terza edizione del festival, (che ha affidato la chiusura a Subject: Filmmaking dei registi tedeschi Edgar Reitz e Jörg Adolph) ha fatto il record di presenze con circa 6000 spettatori e spettatrici, dimostrando non solo il successo della rassegna, ma anche la sensibilità sempre più grande del pubblico verso il riuso creativo delle immagini, la forza che tale pratica ha nel risignificare il passato per comprendere il presente.


Valentina Scarfò

Tirocinante Università La Sapienza

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