Vive la France! Il grido d’allarme di Bruno Dumont contro la nuova barbarie

Passato a concorso cannense quasi finito “France” il nuovo provocatorio e politico film di Bruno Dumont. A partire dalle manipolazioni mediatiche di una giornalista star della tv francese (Léa Seydoux) una riflessione, un grido d’allarme, nei confronti della nuova barbarie del nostro contemporaneo. Complice, anche stavolta, un fustigatore dei costumi come lo scrittore e poeta francese Charles Péguy. Sarà distribuito in Italia da Academy Two il prossimo autunno  …

Il suo nome è France, ma potrebbe chiamarsi Italia, Germania, Spagna. È un ritratto dell’intero Occidente in scintillante putrefazione quello che firma Bruno Dumont nel suo nuovo provocatorio, politico e simbolico film passato in concorso a fine concorso cannense.

D’ispirazione, dopo le due precedenti incursioni elettro-rock nel mondo di Giovanna d’Arco, è ancora una volta un fustigatore dei costumi come Charles Péguy (1873-1914), poeta e saggista francese dai fervori socialisti e pacifisti poi sfumati nella mistica cattolica.

De Meurs che aggiungendo una semplice o, diventa “costumi” in francese è infatti il congnome della France del titolo. La patinata, coloratissima, esageratamente elegante Léa Seydoux nei panni della giornalista star della tv d’oltralpe, abile manovatrice di qualsiasi manipolazione mediatica, social in testa. Dagli sbarchi dei migranti alle interviste del dolore, da un attacco jihadista alle conferenze stampa di Macron lei è sempre lì in primo piano a raccontare il mondo secondo lei. Con un paio d’ospiti in studio da azzittire appena si crea un contraddittorio.

E questo piace alla “gente”, piace tantissimo. Piace a tutti. “Non ho capito se lei è di destra o di sinistra” le chiede una fan. “Perché cosa le cambirebbe” risponde quasi interdetta France.

Non aspettatevi, però, il classico film sul giornalista senza scrupoli. France è molto di più e molto più complesso, come sempre lo è il cinema di Dumont, raffinatissimo, sfaccettato, senza facili schematismi. Il male assoluto, per intenderci, non è la vedette dei media persino colta da scrupoli di coscienza quando investe un povero fattorino e che vediamo in lacrime. La Francia-France, col suo sistema mediatico drogato e grottesco come tutti gli altri per altro, è soltanto un anello dell’intero ingranaggio.

Il marcio è nell’intero sistema. Quello di un mondo che la deriva l’ha già oltrepassata. Dove l’unica fede condivisa è l’idiozia dei social: “Il peggio è il meglio” sentenzia la sua produttrice tv, simbolo assoluto della volgarità e dell’assenza di pensiero.

Un mondo dove il cinismo delle élites (lo stesso messo alla gogna nel folgorante Ma Loutte) è sempre più spudorato, da sostenere che il capitalismo è fatto – più o meno- per migliorare il prossimo. Un mondo dove, nell’indifferenza assoluta, l’ingiustizia urla letteralmente la sua rabbia, col casseur sul finale.

Charles Péguy scrisse il suo Grazie a un semichiaro mattinoSocialismo e totalitarismo nell’Europa del primo Novecento (tradotto in Italia da Milella) nel 1905, allarmato dalla minaccia sul mondo di “una nuova barbarie”.

Grazie a un semichiaro mattino è stato il titolo provvisorio di France fino all’ultimo. E che sia anche il grido d’allarme di Bruno Dumont sul nostro presente non c’è alcun dubbio.