Aspettando Bookciak, Azione! 2019. Cominciamo dai libri: beffe al fascismo con le figurine

In attesa di Bookciak, Azione! 2019 (la premiazione il 27 agosto alle Giornate degli Autori veneziane) presentiamo uno dei quattro libri che faranno da traccia ai bookciak. È “La bella Sulamita” di Renato Gorgoni (LiberEtà) per partecipare alla sezione “Memory Ciak”, realizzata in collaborazione con Spi-CGIL. Struggente e malinconico racconto degli eventi che anticiparono e seguirono l’8 settembre a Napoli, visti con gli occhi di un bambino/adolescente.

Vincitore della 20sima edizione del Premio Letterario Liberetà, La bella Sulamita (240 pagine, 13,50 euro) di Renato Gorgoni, poeta, scrittore, giornalista e traduttore napoletano, classe 1927, è un racconto struggente e malinconico degli eventi che anticiparono e seguirono l’8 settembre a Napoli, visti con gli occhi di un bambino/adolescente.

Scritto in italiano ma con ampie concessioni al dialetto, specie quando i dialoghi avvengono all’interno della famiglia e nella combriccola di studenti insofferenti alla disciplina fascista (il suo nome di battaglia è La bella Sulamita, personaggio da libri salgariani riprodotto in una delle decalcomanie che accompagnavano allora le figurine Perugina), il libro è ad un tempo un diario della vita nei bassi, dove le famiglie erano costrette a fare sempre più i conti con privazioni e stenti imposti dalla guerra, e un formidabile atto d’accusa del conformismo borghese, così funzionale alla cultura fascista.

Ed è anche un omaggio alla città di Napoli, che a quei tempi “era una creatura sozzosa”, come la definisce Gorgoni. “Le sue strade, le sue piazze, i suoi vicoli, per quanto ospitassero ancora quell’accozzaglia frammista di soldati americani, prostitute, contrabbandieri, ricottari, scugnizzi tuttofare in frenetico commercio, erano pur sempre sporche e paradisiache insieme. Paradisiache perché anche la sporcizia in quelle strade acquistava una sua originale e fantasiosa cadenza. C’era di tutto: la vita e i suoi liquami, l’essere e il divenire, l’arrestarsi, il morire e il rinascere del mondo. Perché allora era così”.

Pur seguendo una sequenza cronologica non sempre coerente (ma forse sta proprio qui la sua forza) il libro ci trascina dentro la spensieratezza felice dell’adolescenza e poi dentro gli incubi della guerra, passando repentinamente da uno stato d’animo all’altro, per concludersi in un racconto serrato degli avvenimenti che sfociarono nelle Quattro giornate di Napoli, quelle raccontate al cinema da Nanni Loy.

Un opportuno glossario a fine libro aiuta o orientarsi nelle espressioni dialettali più ostiche, spesso dotate di una loro insita, irresistibile comicità.