Papa Francesco farà l’attore. Forse sì, forse no… ma se pure fosse?

Dopo “Chiamatemi Francesco” di Daniele Luchetti, stavolta il Santo padre potrebbe apparire in carne ed ossa in “Beyond the sun“, film per famiglie con finalità benefiche oltre che di “catechesi”. Ma il Vaticano smentisce. O meglio precisa…

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La notizia è di quelle destinate a fare il giro del mondo in pochi secondi e ritorno: Papa Francesco “apparirà nel film per famiglie, Beyond the sun” le cui riprese inizieranno nel 2016 e i cui proventi saranno devoluti in beneficenza. Ma appena giornali e siti dell’intero pianeta hanno riportato lo “scoop” ecco la smentita vaticana, o meglio la precisazione: “Il papa non fa l’attore”, ma è possibile che si usino i filmati del papa per inserirli nel film.

Ma del resto? In un’epoca che ci ha ormai abituato a tutto, dal family day alle dimissioni di Ratzinger, da papa Francesco che si serve da un ottico a via del Corso alla Panda del sindaco di Roma, per non parlare di vecchie boutade come quella dei Beatles (“Siamo più famosi di Cristo”) o del medico Scapagnini (“Berlusconi è tecnicamente immortale”), la notizia del papa che fa l’attore in un film su Gesù Cristo, alla fine, potrebbe persino passare quasi inosservata.

Diciamo che si potrebbe derubricare all’annuncio di una delle tante iniziative fuori registro di papa Francesco. E anche qui i precedenti non mancano. Da quel primo “Buonasera” dalla finestra del Vaticano passando da “Chi sono io per giudicare?”, non sono certo una novità le frasi e i comportamenti spiazzanti di un papa che sa vendere bene la propria merce, è attento al linguaggio dei media e a quello dei giovani (non a caso è stato il primo a usare Twitter e i social network) e non tralascia nulla – dalle interviste ai libri, dalla televisione al cinema – per veicolare il proprio messaggio.
In realtà Beyond the sun, storia edificante per famiglie scritta da Graciela Rodriguez “in cui – come annunciato nel comunicato stampa che ne dà notizia – i bambini provenienti da culture diverse emulano gli apostoli alla ricerca di Gesù nel mondo che li circonda” (l’abbiamo appena visto nell’irresistibile Dio esiste e vive a Bruxelles, ma in altra chiave evidentemente) sembra aspirare a qualcosa di più: veicolare il messaggio cristiano grazie alla presenza di un attore d’eccezione come papa Francesco, impegnato a interpretare se stesso in alcune scene.

Un’idea semplice ma ambiziosa (non a caso il produttore si chiama Ambi Pictures), che ribalta il ruolo dei papi usati nel cinema per storie di solito poco edificanti: da Il tormento e l’estasi a In nome del papa re, da I Borgia ad Angeli e demoni fino ad Habemus papam, solo per citarne alcuni. E tralasciando i film agiografici sulla storia di alcuni papi, come Karol, un uomo diventato papa fino al recentissimo Chiamatemi Francesco di Daniele Luchetti.
La domanda è: sarà un messaggio efficace? E qui, per rispondere, dovremmo addentrarci nel cuore del media utilizzato, il cinema per l’appunto. Il cinema si presta a ogni genere di messaggio ma, per sua natura, quest’ultimo risulta efficace o meno a seconda di come il mezzo viene utilizzato, e addirittura può rivelarsi controproducente se utilizzato impropriamente.

La storia del cinema è piena di film con messaggio incorporato ad uso dello spettatore consenziente o meno. Senza arrivare all’estremo dei film di propaganda – basti ricordare i film di Leni Riefensthal ma anche quelli di John Ford per “par condicio” e per non rischiare paragoni impropri – si possono citare, perché più vicini al genere, film come Marcellino Pane e vino (nelle foto) o Santa Maria Goretti, che certo non hanno lasciato il segno nella storia del cinema (forse il primo un po’ di più, dato che entrò a far parte dell’immaginario infantile degli anni 50 sotto forma di incubo ricorrente).
Dunque, auguri a papa Francesco e ad Ambi Pictures. Che il film Beyond the sun possa replicare il successo di Via col vento, al quale in qualche modo rimanda il titolo scelto. Speriamo che i produttori, il regista e gli attori, in particolare l’Attore, scendano sulla terra, sappiano toccare le corde giuste, non aspirino a convertire lo spettatore e, soprattutto, si ricordino che si va al cinema per vedere un film, non per essere catechizzati.