Addio William Goldman, “maratoneta” della New Hollywood
È scomparso il 16 novembre William Goldman, scrittore e sceneggiatore star di Hollywood. Due volte premio Oscar per due capolavori come “Butch Cassidy” e “Tutti gli uomini del presidente”, ha firmato celebri adattamenti (sua le sceneggiatura della Misery di King) e importanti soggetti originali, spaziando attraverso tutti i generi. Dal suo libro “Il maratoneta” il celebre film di Schlesinger …

È nato come scrittore ma a farlo diventare leggenda è stato il cinema. Se n’è andato a 87 anni, stroncato da un tumore, lo scrittore e sceneggiatore William Goldman, due volte premio Oscar per due capolavori come Butch Cassidy e Tutti gli uomini del presidente.
Nato a Chicago, 12 agosto 1931, Goldman è stato uno dei grandi protagonisti della New Hollywood, spesso adattando romanzi “altrui”, come nel caso del suo esordio, Detective’s Story di Jack Smight, del ’66, da Bersaglio mobile di Ross Macdonald o un culto assoluto come la Misery di Stephen King portata al cinema da Rob Reiner. 
La fama arriva presto per Goldman. Il primo Oscar per la sceneggiatura è del ’69 per Butch Cassidy di George Roy Hill, con Paul Newman e Robert Redford in salsa western. Ed è tutta farina del suo sacco, trattandosi di un soggetto originale.

La seconda statuetta, invece, arriva nel ’76 con un nuovo adattamento, la storia di Carl Bernstein e Bob Woodward sul Watergate, portata al cinema da Alan Pakula con due grandissimi Robert Redford e Dustin Hoffman. A dire, insomma, della grande versatilità di Goldman capace di spaziare tra generi e soggetti dei più vari, nel corso in una carriera lunga cinquant’anni.
Eppure, l’abbiamo detto, William aveva cominciato da scrittore. Il maratoneta del ’74, è diventato uno dei suoi romanzi più celebri grazie al film di John Schlesinger del ’76 – sceneggiato da lui -, ancora una volta con un gigantesco Dustin Hoffman. Come anche La principessa sposa, del ’73 (Marcos y Marcos) che arriva sul grande schermo con La storia fantastica di Rob Reiner, nell’87. Tra gli altri suoi romanzi, pubblicati in Italia, ricordiamo Fratelli, Io sono Raymond e Non si maltrattano così le signore.


Uno dei suoi ultimi lavori per il cinema è del 2003, L’acchiappasogni di Lawrence Kasdan, ancora una volta un adattamento da Stephen King.
Oltre alle sceneggiature, però, ad Hollywood è stato famoso anche per le “revisioni” sul lavoro dei colleghi: tra i film in cui aveva rimesso le mani ci sono A Few Good Men e Proposta Indecente.
Celebre il suo libro di memorie dell’83, Adventures in the Screen Trade, in cui raccontando del suo lavoro scrive: “In fatto di autorevolezza, gli sceneggiatori sono considerati in modo strano, a seconda dei casi, una via di mezzo tra il custode che solleva il cancello degli studios e il padrone del vapore». E a lui, sicuramente, spetta il secondo.
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