Buñuel nella Spagna più amara. Quando l’animazione mette insieme (con sapienza) storia e cinema

Il 25 marzo (ore 21) in streaming gratuito su www.cgentertainment.it/premiere (con Draka Distribution), “Buñuel nel Labirinto delle Tartarughe” di Salvador Simó, premiatissimo film d’animazione ispirato, in parte, all’omonimo graphic novel di Fermín Solís. Al centro del racconto la storia e le vicissitudini del documentario, “Tierra sin pan” che Buñuel girò nel 1932, tra la misera e le sofferenze degli abitanti delle Hurdes, una zona dell’Estremadura spagnola. Il cartoon è un’originale e artistica sintesi di un pezzo di storia del cinema e della Spagna che consigliamo a tutti di andarsi a vedere …

C’è una monaca che fuma… ma non siamo in una parodia di Maurizio Crozza che prende in giro le surrealistiche invenzioni di Paolo Sorrentino. Però, la monaca che fuma, surrealista lo è per davvero.

È infatti impersonata da un Luis Buñuel en travesti, compagno di bevute e discussioni politico-culturali al tavolo di un caffè, ai tempi dell’uscita del suo primo lungometraggio L’âge d’or (1930), sua collaborazione con uno dei vati del Surrealismo, Salvador Dalì.

La scena sta all’inizio del film d’animazione Buñuel nel Labirinto delle Tartarughe di Salvador Simó, che dopo aver mietuto premi in vari festival arriva nelle sale italiane, da giovedì 5 marzo, con Draka Distribution.

Lo scandalo suscitato nella Spagna clericale dell’epoca da quel film e l’insofferenza del trentenne Buñuel nei confronti di un Dalì prevaricante, irriconoscente e che si rifiuta di aiutare il regista in un momento di difficoltà economiche, spingono Buñuel alla rottura del sodalizio con l’artista e all’allontanamento dalle punte avanguardistiche del movimento.

Così quando l’amico Pierre Unik, giornalista e scrittore, gli parla della misera vita degli abitanti delle Hurdes (una zona dell’Estremadura), Buñuel decide di andarvi a girare un documentario.

Ad aiutarlo a trovare i soldi ci pensano la generosità e la fortuna dell’amico anarchico Ramón Acín che aveva appena vinto 150.000 pesetas nella lotteria di Natale spagnola.

I due partono per quella plaga desolata dove – in basse casupole accostate l’una all’altra, con tetti ricoperti di scaglie di pietra che sembrano carapaci di tartarughe (da qui il titolo) – vive un’umanità dolente, affetta dalla fame e da malattie ereditarie.

Il film di Salvador Simó ricostruisce la storia e le vicissitudini del documentario girato da Buñuel nel 1932. Lo fa con una tecnica mista: usando il disegno animato (essenziale nei tratti e nei colori, quasi una «linea chiara», ispirata in parte al graphic novel omonimo di Fermín Solís) e spezzoni dal vivo tratti dall’originale Las Hurdes.

Dentro ci mette anche il difficile rapporto di Luis con un padre autoritario ma che ha avuto il merito di iniziarlo alla passione per il cinema regalandogli una lanterna magica. L’alternanza di ricordi e sogni (suggestiva la sequenza animata della sfilata di elefanti giganti – tra Little Nemo e certi anìme giapponesi – alla quale ha collaborato anche l’animatrice italiana Giulia Landi, formatasi nel CSC di Torino) con la fotografia della realtà documentata funziona egregiamente.

Da Las Hurdes arrivano direttamente le scene e le inquadrature più forti come quelle dello sgozzamento dei galli (un antico e feroce rito di quelle parti), della caduta delle capre dai dirupi, delle api che assaltano e uccidono gli asini (sequenze vere «facilitate» dal regista che fece sparare alle capre e liberò le api – non eravamo certo in tempi di «animalmente corretto»). O dalla morte, vera, di una bambina sul ciglio della strada.

“Tierra sin pan”

Realtà e surrealtà, spietate e macabre, di un documentario – verrà poi rititolato Tierra sin pan – che fece scalpore: fu osteggiato e censurato, agli inizi, persino dai repubblicani, salvo poi essere usato nella campagna antifranchista. E che costò, nel 1936, la morte del produttore anarchico Ramón Acín e della moglie, assassinati dai franchisti (il suo nome fu a lungo cancellato dai titoli).

Realizzato in bianco e nero, muto, ebbe in seguito riedizioni con sonorizzazioni, commenti fuori campo e come sottofondo la Quarta Sinfonia di Brahms. Il doc originale di Buñuel si può vedere qui, nell’edizione spagnola non censurata, con voce narrante di Francisco Rabal (1965), e nell’edizione francese con i tagli, qui.

Il cartoon di Salvador Simó è un’originale e artistica sintesi di un pezzo di storia del cinema e della Spagna che consigliamo a tutti di andarsi a vedere. Speriamo che gli esercenti non lo confinino negli spettacoli pomeridiani per bambini e ragazzi (non è certo il target di quest’opera), penalizzando – come spesso accade – un altro egregio film d’animazione e scambiandolo per un popcorn da sgranocchiare.


Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti


© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581