Tra i giovani che vanno via. Lo spopolamento delle valli è un (bel) doc: “Movida”

Vincitore come miglior documentario al Salina DocFst passa ora alla Festa del Cinema di Roma con Alice nella città. È  “Movida” del giovane Alessandro Padovani – già vincitore di Bookciak, Azione! – che guarda al fenomeno dello spopolamento delle valli italiane attraverso lo sguardo di un gruppo di ragazzini del bellunese. Dove la “movida” è quella delle giostre …

Di movida in questi giorni si è parlato molto, per via della ricerca forsennata di untori da Covid, divenuta ormai sport nazionale. Il termine, spagnolesco, rimanda subito a una spensieratezza giocosa che oggi, in piena pandemia, ci sembra quasi criminale. Forse anche per questo vedere in questi giorni il documentario di Alessandro Padovani, Movida, vincitore del Salina DocFest e in  selezione ufficiale di Alice nella città alla Festa di Roma, lo fa arricchire di particolari sfumature.

Ecco, se si pensa che il lavoro si concentra sulla cittadina di Feltre, in provincia di Belluno, e sulle valli che la circondano, il titolo appare ironico. La movida è per tutti collegata a folle oceaniche di giovani festanti, perduti tra musica altissima e ripetitiva in qualche angolo sperduto delle Baleari. Non è così, invece. Movida è anche il nome della giostra che fa mettere seduti i suoi incauti avventori e poi inizia a muoversi rapidamente in senso circolare. Un percorso vorticoso e continuo per rimanere sempre al proprio posto.

Eccola quindi l’amara ironia del titolo: designare un qualcosa da cui non ci si muove per parlare dell’inarrestabile moto di allontanamento dal paese. L’evoluzione dei protagonisti ne è l’esempio migliore, prima un gruppo di ragazzini, radicato a tal punto da piantare un albero (che ha già un segnale di incrinatura: è storto), poi un gruppo di adolescenti, che invece costruisce un triciclo (storto pure quello), che potenzialmente può portarli lontani da lì.

Una ragazza misteriosa attraversa invece le valli che circondano il paesino, tra le macerie di ciò che è stato, riportando fugacemente in vita i ricordi di chi quelle macerie le ha abitate sotto forma di footage d’epoca.

Padovani che in quelle valli è nato e cresciuto insiste particolarmente sul paesaggio, certo segnato dagli uomini ma comunque superiore ad essi nella sua immobilità. Le montagne, gli alberi, i laghi sono inamovibili, ma non per questo non possono perire. E questo sembra essere il monito di Movida. Con il suo ritmo cadenzato sembra voler assumere il punto di vista del territorio, accoglierne il dolore per l’abbandono. Perché Feltre, come tanti altri piccoli centri italiani e non solo, si va svuotando, vanno via i ragazzi con i cuori infranti dai primi amori, scompaiono le trote, non ci sono ginnasti olimpionici, persino le giostre sono semideserte.

Alessandro Padovani, giovanissimo ex studente del CSC di Roma, con Movida (realizzato col Liceo Dal Piaz di Feltre, nell’ambito del Piano “Cinema per la Scuola, Visioni Fuori Luogo”), firma un sorprendente documentario d’esordio. Il cui sguardo poetico, del resto,  avevamo già apprezzato nei suoi due bookciak (HAAPAR e La parte organica delle cose) vincitori delle passate edizioni di Bookciak, Azione! Il cinema del reale, insomma, ha un nuovo autore, sicuramente da tenere d’occhio.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.


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