“Ormai solo un Zio ci può salvare”. I film di Ciprì e Maresco su MioCinema


Al via su MioCinema la rassegna “Ormai Solo un Zio Ci Può Salvare”, dedicata al cinema dissacrante e trasgressivo di Daniele Ciprì e Franco Maresco, autori del censuratissimo Totò che visse due volte(1998). È il loro titolo d’esordio, Lo zio di Brooklyn (1995) – mescolato alla citazione da Heidegger “Solo un Dio ci può salvare” – ad ispirare il nome dell’iniziativa, che intende ripercorrere lo sguardo cinico e apocalittico del duo registico attraverso una selezione delle loro opere.

La rassegna – disponibile fino al 2 aprile – comprende anche tre interviste del critico cinematografico Emiliano Morreale ai due registi palermitani e al direttore della fotografia Luca Bigazzi.

Il mondo alla deriva, surreale e grottesco ritratto da Ciprì e Maresco sin dai tempi di Cinico tv viene portato per la prima volta sul grande schermo con Lo zio di Brooklyn, “un film allegro, auto-terapeutico, pieno di vitalità” – come lo definisce lo stesso Maresco nell’intervista a Morreale –. Volevamo ridere, prendere per il culo il mondo”. Un film “il cui set era blindato, non potevano entrare le donne (chissà oggi che sarebbe successo) – continua il regista –. Il fatto è che volevamo che gli attori maschi dovessero soffrire in santa pace, senza interferenze, per raccontare un’umanità votata all’estinzione, appunto senza donne e bambini”.

La pellicola – che non venne ammessa al Festival di Venezia perché Ciprì e Maresco pretendevano il concorso, rifiutando ogni sezione collaterale – sconvolse la platea benpensante, delineando quei tratti rivoluzionari e corrosivi che sarebbero tornati nella loro intera produzione.

Il medesimo immaginario viene allora a dispiegarsi attraverso gli altri contenuti resi disponibili sulla piattaforma, da Grazie Lia – Breve inchiesta su Santa Rosalia (1996) – che raccoglie le testimonianze di alcuni fedeli della patrona e protettrice di Palermo – , alle conversazioni con Martin Scorsese sulle sue origini siciliane in Martin a Little (1992), e con Samuel Fuller ne Il corridore della paura (1992): intervista, quest’ultima, realizzata in occasione delle riprese di Metamorfosi di una melodia (1992), performance teatrale di Amos Gitai, nella Gibellina del Cretto di Burri.

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