Una borsa di studio per cambiare il mondo. Nel nome di Citto Maselli giovani autori crescono al CSC
Va a Nadir Taji studente del secondo anno di regia del Centro sperimentale di cinematografia di Roma la borsa di studio intitolata a Citto Maselli, voluta e finanziata da Stefania Brai (ne riportiamo le motivazioni). La consegna nell’ambito dell’affollata cerimonia dei diplomi che si è svolta l’11 luglio in assenza dei ministri della Cultura, Università e Istruzione precedentemente annunciati. Una lettera degli studenti ad Alessandro Giuli denuncia la “politica culturale del governo che guarda solo al profitto”, “le rette del CSC sempre più alte” e rivendica “il compito istituzionale di favorire l’accessibilità per tutti perché la cultura non è mercato ma bene comune”…

Quando è salito sul palco del CSC, il portavoce degli allievi (Enrico Licandro), in piena festa istituzionale (con la neo presidente Gabriella Buontempo in testa) per la consegna dei diplomi del triennio 2021-2024, tutti i suoi compagni, tutti gli studenti del Centro sperimentale di cinematografia, si sono alzati in piedi per una stantanding ovation emozionante che tanto dice della voglia di futuro delle nuove generazioni, un altro futuro ben diverso da quello prospettato dalle destre planetarie. E dal nostro governo.
Denunciano rette scolastiche “sempre più alte”, l’accessibilità alla Scuola di cinema limitata a pochi, una “politica culturale che guarda solo al profitto”. In sintesi: “quello che accade all’interno del CSC – dicono – è lo specchio di quello che sta succedendo fuori”. Il “compito istituzionale – rivendicano gli studenti – è favorire l’accessibilità per tutti, non favorire chi ha già. La cultura non è mercato, ma bene comune”. Il cinema, certamente, è “un’industria, ma vogliamo un’industria diversa” che non viva ” sulle spalle dei più fragili”.
Gli applausi scrosciano, come pure la delusione degli studenti di non poter leggere quel testo di fronte al ministro della cultura Alessandro Giuli. Sarebbe dovuto essere presente (annunciato da tempo) insieme ai colleghi Giuseppe Valditara dell’istruzione e Anna Maria Bernini, dell’Università (ormai il diploma del CSC è equiparato ad una laurea triennale), ma all’ultimo niente, spariti tutti e tre. Giuli, in particolare che poco ama i contraddittori, la letterara l’aveva già ricevuta in precedenza. L’avranno messo in fuga le critiche degli studenti? Al suo posto, ad ascoltarle, il fratello d’Italia Federico Mollicone, presidente della Commissione cultura alla Camera che devia sul tax credit, liquindando l’intemperanza degli allievi coi ricordi della sua formazione nei movimenti, quello giovanile del MSI.
Non poteva essere detto meglio di così, insomma, quello che gli studenti del CSC chiedono e credono. Straordinariamente in sintonia con le motivazioni che hanno portato Stefania Brai a creare e finanziare per dieci anni una borsa di studio per la regia intitolata a Citto Maselli, suo compagno di vita e battaglie, nonché tra gli allievi eccellenti della scuola (si è diplomato nel 1949), oltre che riferimento per intere generazioni non solo di cineasti e, ancora, intellettuale militante in costante dialogo con ogni linguaggio dell’arte (e per noi anche grande padre del premio Bookciak, Azione!).
Rivolta soprattutto a premiare un cinema di ricerca, questa prima borsa di studio nel nome di Citto è andata a Nadir Taji (per il suo Festa in famiglia), studente di regia del secondo anno del CSC, fuori sede. Sembra un dettaglio, ma non lo è considerando le spese esorbitanti di un affitto a Roma. La borsa predilegerà, infatti, gli studenti non residenti nella Capitale. L’accessibilità si diceva …
Sul palco Stefania Brai, legge le motivazioni che l’hanno spinta alla creazione di questo meraviglioso esempio di cultura come bene comune. Mentre Citto è lì con tutti noi, non solo per la grande foto col suo ritratto sullo schermo. Prima di tutto ringrazia gli studenti proprio per la loro lettera che tiene insieme “tutto quello per cui Citto si è sempre battuto” e poi ringrazia chi l’ha supportata in “questo lungo cammino” – per niente facile di questi tempi e con i tanti avvicendamenti istituzionali – “per riuscire a concretizzare l’idea della borsa di studio a nome di Citto Maselli. L’avvocata Natalia Paoletti senza la quale non ce l’avrei fatta. Sergio Castellitto che ha accettato subito e con entusiasmo l’idea, Adriano De Santis che l’ha seguita fin qui, i componenti della commissione: Daniele Luchetti, Francesca Comencini e Giorgio Gosetti, amici e compagni di una vita di Citto. Ma vorrei ringraziare in modo particolare tutti gli allievi e le allieve che vi hanno voluto partecipare e che si sono messi in gioco. Li ringrazio a nome di tutta la Commissione che è rimasta colpita dal livello alto delle vostre opere. Livello alto di regia, di recitazione, di fotografia. Livello alto di tutto. Vi ringraziamo anche per questo”.
Non vogliamo togliere una virgola dal suo intervento. Ed eccolo qui per intero: “Aggiungo solo poche parole per spiegare perché ho voluto tanto questa borsa di studio e per ricordare Citto con le sue stesse parole. Citto si è diplomato al Centro Sperimentale, ha insegnato al Centro, ha donato tutto il suo archivio (tutta la sua produzione artistica e di politica culturale) al Centro. Basterebbe questo.
Ma penso anche sia il modo migliore per ricordare non solo Citto ma anche una generazione che ha fatto grande il cinema italiano. I film di quegli autori non sempre hanno incassato al botteghino, ma hanno fatto conoscere la cultura italiana nel mondo e fanno parte della storia del cinema. La memoria di cosa siamo stati ci aiuta a capire cosa siamo oggi e a scegliere cosa vogliamo essere, oggi e domani.
Citto non ha mai separato la sua militanza politica e culturale dal suo lavoro creativo. È entrato nella Resistenza contro il Fascismo a 14 anni, come responsabile degli studenti medi del Liceo Tasso e subito dopo la Liberazione è entrato nel Partito comunista e si è iscritto a soli 17 anni al Centro. È stato un intellettuale militante tutta la vita, lottando per la libertà creativa, per la riforma delle istituzioni culturali e per liberare la produzione artistica dai meccanismi del mercato.
Quando nel 2021 tutta la Biennale gli ha reso omaggio come “un intellettuale, implacabile osservatore della realtà, fulgido esempio di come far coincidere estetica e etica” Citto disse: “Io sono comunista fin da giovane e lo sono rimasto sempre, prima nel Pci poi nel Partito della Rifondazione comunista. E di questo sono molto orgoglioso. Con questo riconoscimento che ricevo oggi a 90 anni vuol dire che ho in qualche modo contribuito, seppur in minima parte, anche con la mia arte, al cambiamento di questa società che è piena di ingiustizie e sofferenze (…) Sono dell’idea che non solo questa società debba essere cambiata ma che l’arte ha una responsabilità e una possibilità in più in questo processo di cambiamento, per contribuire a creare una coscienza generale. Anche con l’arte si può cambiare il mondo. …
Voglio dedicare questo omaggio a una figura straordinaria del cinema italiano. Il suo nome è Luchino Visconti, di cui ho avuto l’onore di essere stato amico e assistente alla regia. Visconti mi ha insegnato la responsabilità umana e sociale, che poi è anche politica, che abbiamo quando si fa un film. Visconti ci ha trasmesso questa lezione e io ho cercato di metterla in pratica da comunista”. Credo che la lezione di Visconti sia oggi valida più che mai e questa borsa di studio può servire” conclude Stefania Brai. Dalla platea, soprattutto da parte degli studenti, è uno scroscio di applausi. E una speranza di futuro migliore.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
9 Dicembre 2024
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