Le “Tre ciotole” lasciate da Michela Murgia. Che Isabel Coixet riempie d’umanità
In sala dal 9 ottobre (per Vision Distribution) “Tre ciotole”, nuovo film della spagnola Isabel Coixet dall’ultimo libro della scrittrice Michela Murgia, scomparsa nel 2023. Alba Rohrwacher è Marta, la protagonista. Elio Germano è il compagno chef che l’abbandona. Al centro la certezza di una vicina non improbabile morte, ma anche di una imprevista capacità di tirar fuori una forza aperta e vitale nei confronti di quel che resta della propria vita. Che poi è quello che ha fatto la stessa scrittrice. Film ricco di commovente umanità …

Si è aperta e chiusa con due libri tragicomici, la vita professionale di Michela Murgia. Che a loro volta han dato vita a due film.
Dal primo Il mondo deve sapere, scritto di notte, inizialmente per un blog, la giovane, iperattiva Michela, che allora si arrangiava lavorando in un call center, con pungente ironia metteva in piazza lo sfruttamento e la surreale manipolazione degli operatori di tele market.
E da lì è nato il perfetto film di Paolo Virzì Tutta una vita davanti, titolo che purtroppo non ha portato molta fortuna alla scrittrice, scomparsa a solo 51 anni, ma che ha riscosso un buon successo nelle sale e non solo grazie anche ai suoi ottimi interpreti: Isabella Ragonese, nel ruolo di Marta, Sabrina Ferilli in quello dell’esaltata caposala, Valerio Mastandrea sindacalista ed Elio Germano, nel ruolo dello “sfigato” Lucio, il peggior venditore dell’azienda, che ora, a distanza di 17 anni, è diventato in Tre ciotole Antonio, il compagno, chef del suo “Senza fine”, localino di Trastevere dove ricomincia la cucina romana, che dopo anni di vita e convivenza, abbandona un’altra Marta, Alba Rohrwacher (“senza la quale questo film non l’avrei mai diretto”, ha premesso la Coixet e non aveva torto) che è l’inquieta e in crisi prof. di ginnastica di un liceo romano.

L’idea di offrire una vita anche cinematografica ai dodici racconti di cui è fatto Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi, ultimo libro pubblicato da Mondadori prima della scomparsa della Murgia e riportato in libreria (postumi sono Dare la vita, Rizzoli; Ricordatemi come vi pare. In memoria di me, Mondadori e Anna della pioggia, Einaudi) è stata di Riccardo Tozzi di Cattleya che questo film l’ha prodotto con la Spagna coinvolgendo Isabel Coixet regista e sceneggiatrice di anime inquiete, che già solo coi titoli alle spalle: Le cose che non ti ho mai detto, La vita segreta delle parole, La vita senza di me rivela le sue evidenti affinità elettive ed emotive nei confronti di questi racconti.
Racconti uniti da un sottile filo che lo sceneggiatore Enrico Audenino, con la sua collaborazione, ha collegato saldamente in un’unica storia.
Di dolore ovviamente, perché da questo, la certezza di una vicina non improbabile morte, parte tutto. Ma anche di una imprevista capacità, in questa circostanza, di tirar fuori una forza aperta e vitale nei confronti di quel che resta della propria vita.
Il film parte e si chiude col suggestivo volo di stormi di uccelli che tutti a Roma conoscono e che ha incantato Coixet, quando è arrivata a 15 anni in gita scolastica. Ma, a parte questo, l’immagine della città è preservata da ogni traccia di cliché o cartolina postale. E il suo spazio è totalmente il riflesso della mente di Marta.
Stormi a parte, con tocco quasi bergmaniano, la coppia torna a casa dopo una cena probabilmente di lavoro, lui non capisce la distanza di lei così inquieta e lontana e scatta improvviso l’abbandono, la fuga di lui, anche se non mentale, che lo costringe da quel momento in poi a cercar di evitare, per non rischiare di incontrarla, tutti i luoghi che han fatto parte per anni della loro storia e vita.
Vita che per l’abbandonata si trasforma in un inferno causato dallo stomaco.
Marta è straziata da un continuo vomito che inizialmente lei ritiene psicosomatico, causato dalla fuga di lui, ma che una attenta visita medica rivelerà motivato da un vero distruttivo male.
Del film fanno anche parte Silvia D’Amico nel ruolo della sorella aspirante attrice, Sarita Choudhury dottoressa, Francesco Carril collega di Marta a cui lei finalmente si abbandona.
Film vivamente sconsigliato agli ipocondriaci, ma per i fortunati esenti, ricco di commovente umanità.
Ultima osservazione: le tre ciotole, a cui allude il titolo del libro e film, Marta le compra, tornando col compagno chef dalla loro ultima cena, al Conad, super diffuso supermercato di invasiva pubblicità che ha cominciato con “persone oltre le cose”, poi è passato alla signora sul lettino che lo psicanalista consiglia di recarsi a comprar cose proprio là, riteniamo per risolvere i suoi futili problemi.
Pubblicità non proprio carina nei confronti delle donne.
21 Luglio 2025
“Tre ciotole” di Michela Murgia è il nuovo film di Isabel Coixet. A Toronto Film Festival
https://www.youtube.com/watch?v=ZjHhY8AVnuk



