Mangiando formiche giapponesi. È doc tutta la vita di Dacia Maraini alla Festa

Passato alla Festa di Roma “Dacia, vita mia – Dialoghi giapponesi” dell’artista visiva di origini giapponesi Izumi Chiaraluce. Alla base c’è il libro “Vita mia” (Rizzoli 2023) in cui la Maraini ripercorre tutto il suo cammino: dal trauma del campo di concentramento in Giappone, attraverso la letteratura, il teatro e il cinema che l’hanno portata ad essere tra le scrittrici più tradotte al mondo. Sul periodo giapponese sempre alla Festa nel 2016, era stato presentato un altro film documentario: Haiku on a Plum Tree” della nipote Mujah Maraini-Melehi …

“Come arrivare all’illuminazione mangiando formiche”: secondo Alvin Curran è questo il titolo più appropriato di Vita mia, il volume di Dacia Maraini, pubblicato da Rizzoli nel 2023. Da questo testo, che lo stesso compositore definisce filosofico, prende spunto Dacia, vita mia – Dialoghi giapponesi, il film documentario scritto e diretto da Izumi Chiaraluce, presentato nella sezione Freestyle arts della ventesima Festa del Cinema di Roma.

Curran è uno dei numerosi personaggi della cultura chiamati a dare il loro contributo nel percorso concettuale e visivo che la regista conduce e partecipa nell’esplorazione della storia e della personalità di Dacia Maraini.

Il film prende il via dall’elemento che accomuna Chiaraluce, artista visiva italo-giapponese al suo debutto nel lungometraggio, e Maraini, ovvero l’infanzia trascorsa in Giappone: l’una per nascita, l’altra perché da ospite gradita fu poi trasferita in un campo di concentramento con l’intera famiglia, a seguito del rifiuto dei genitori di aderire alla Repubblica di Salò.

La storia è nota: qui, però, è la scrittrice, con voce pacata e naturalmente gentile, tono pacificato e pacificante, sguardo trasparente e sincero, a rievocare quegli otto anni giapponesi, inclusi i due di prigionia, durante i quali la fame la spingeva a nutrirsi di formiche e ogni giornata finiva con la sorpresa di essere ancora viva, come il periodo che più ha segnato la sua formazione, certamente indirizzata dalle personalità della madre Topazia Alliata e del padre Fosco, ma fortemente influenzata da molti aspetti della cultura del paese nipponico.

Tra questi, il teatro come dialogo e scambio dialettico tra i vivi e i morti, oppure il senso del “noi”, del respiro collettivo delle azioni civili e culturali, nelle quali ciascuno è alla pari con chiunque altro partecipi. Nel documentario molta memoria del periodo arriva dalle immagini dell’archivio personale di Dacia Maraini, realizzate da lei stessa e dal padre antropologo e fotografo.

La regista, che tutto questo lo condivide intimamente per appartenenza, lo accentua attraverso gli interventi: oltre a Curran le voci di Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani, Roberto Faenza, Elda Ferri, Donatella Di Pietrantonio, Paolo Di Paolo, Giorgio Amitrano, professore di letteratura giapponese, e altre personalità del mondo accademico e culturale.

Rintracciate le origini di un’esistenza straordinaria, quale è quella di Dacia Maraini, il documentario prosegue il percorso dalle prime esperienze letterarie, la frequentazione culturale e sentimentale di Moravia, le collaborazioni con Pasolini, le regie cinematografiche, le imprese con il teatro di Centocelle e con La Maddalena, la sua costante attenzione per le ingiustizie, fino all’apprezzamento internazionale della scrittrice italiana più tradotta all’estero e studiata nelle università di tutto il mondo.
Dacia, vita mia – Dialoghi giapponesi è una produzione Michelangelo Film, Luce Cinecittà, Rai Documentari, in co-produzione con AURA Film e con il sostegno dell’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico).


Andrea Corrado

cinebibliofilo


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